Tipologie Costruttive Ospedaliere

Degenze a pettine (metà ‘800)

Da metà ‘800, in Francia, sorgono ospedali che separano degenze maschili e femminili e degenze chirurgiche e mediche: le degenze a pettine. Sono i tempi di Semmelweis (lavaggio delle mani), di Pasteur, delle prime scoperte dei microrganismi e dei disinfettanti.

La pianta a croce tipica degli ospedali medievali (vedi Storia degli Ospedali) diventa obsoleta con le scoperte del diciottesimo secolo.

⚠️ La sbobina colloca le degenze a pettine a metà ‘800 ma parla di scoperte del “diciottesimo secolo” (1700): datazione riportata come nell’originale.

In Francia compaiono le prime costruzioni funzionali ai nuovi modelli di cura, che comprendono per la prima volta le sale operatorie. Le nuove tecniche costruttive permettono di elevarsi a più piani.

Si passa dal corpo doppio (stanze affacciate su un corridoio) al corpo triplo (stanza–corridoio–stanza).

Ospedale a padiglioni: Niguarda

Anche l’Italia arriva a questo modello con l’ospedale di Niguarda, con diversi poli e l’eliporto. Nasce dall’Ospedale Maggiore: l’ospedale di via Sforza trova i suoi padiglioni insufficienti e decide di costruire un nuovo ospedale per trasferirvisi, ma le autorità locali lo vietano e medici e infermieri non si spostano. Si hanno così l’Ospedale Maggiore Policlinico e l’Ospedale Maggiore Niguarda, con il personale diviso tra i due. Dopo la riforma sanitaria del 1968 Niguarda assume la propria autonomia; nei primi anni ‘80 vigevano ancora le stesse regole del Policlinico.

Monoblocco (anni ‘60)

Negli anni ‘60 si afferma il monoblocco: un unico edificio che ospita tutto l’ospedale e si sviluppa in altezza, occupando una superficie di suolo molto ridotta rispetto all’ospedale a padiglioni.

  • Tipologia costruttiva a corpo quintuplo: stanza–corridoio–stanza–corridoio–stanza.
  • Le stanze tra i due corridoi ospitano le attività di supporto (infermeria, sale visite, depositi) e i passaggi tra i corridoi.

Ospedale San Carlo

È un ottimo esempio di monoblocco (nella slide nella forma originale, senza il dipartimento d’urgenza aggiunto negli anni 2000 al suo fianco). La forma a Y permette di aggiungere nuove strutture a incastro: per duplicarlo basta intersecare le Y, occupando meno spazio.

  • Vantaggio: i pazienti non escono dall’ospedale; non servono trasporti esterni, si trasporta in verticale.
  • Svantaggi:
    • i piani e quindi gli ascensori: se si bloccano, si bloccano i trasporti;
    • gli incendi, che portano alla morte di tutte le persone ai piani superiori;
    • le infezioni correlate all’assistenza, perché il personale si muove da un piano all’altro e le trasporta.

Variazioni sul tema

Regione Lombardia ha ristrutturato o ricostruito molti ospedali: sul territorio ci sono molte variazioni sul tema monoblocco–padiglioni.

  • Ospedale Manzoni di Lecco: monoblocco cavo all’interno, con movimento circolare del paziente.
  • Ospedale Papa Giovanni XXIII (Bergamo): fonde monoblocco e padiglioni. È un monoblocco che unisce tutti i blocchi; ogni padiglione più piccolo ospita un gruppo di specializzazioni che servono l’una all’altra nel percorso diagnostico-terapeutico (es. dipartimento cardio-toraco-polmonare: cardiologia, pneumologia, chirurgia toracica, cardiochirurgia, rianimazione ecc.).
    • Non si esce mai, ma non si diffondono infezioni: se ne scoppia una, resta nel padiglione.
    • Anche gli incendi riguardano solo il blocco in cui scoppiano.
    • Unico problema: l’inquadramento del paziente.

Il passo successivo è l’ospedale-hub circondato da strutture a minore intensità: vedi Ospedale per Intensità di Cura.

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