Etidronato

Scheda-farmaco — singola molecola della classe Bifosfonati (Meccanismo e Generazioni). Il

meccanismo di classe (analogia col pirofosfato, deposito nell’idrossiapatite, liberazione dentro l’osteoclasto) sta nella nota madre: qui trovi ciò che distingue questa molecola. Dati da fonti autorevoli, aggiornati al 2026-08-14.

Classe: bifosfonato di prima generazione (non azotato) · ATC: M05BA01 · Nomi commerciali (IT): Didronel (acido etidronico) · PubChem CID 3305

Perché questa molecola

È il capostipite della classe e l’unità di misura della potenza: tutte le scale di potenza dei bifosfonati sono espresse ponendo etidronato = 1 (lo zoledronato vale ~10.000). Porta inoltre il difetto che ha imposto tutto lo sviluppo successivo: alle dosi che bloccano il riassorbimento inibisce anche la mineralizzazione dell’osso neoformato, cioè danneggia proprio ciò che dovrebbe proteggere.

Struttura

Struttura 2D di acido etidronico (PubChem CID 3305). Formula C₂H₈O₇P₂, PM 206,03 g/mol.

Sul carbonio centrale del gruppo P-C-P porta R1 = OH (l’uncino che aumenta il legame all’idrossiapatite) e R2 = CH₃: un metile, quindi una catena laterale priva di azoto. È questo dettaglio a collocarlo in prima generazione.

Farmacodinamica

Catena d’azione: deposito nell’idrossiapatite → riassorbimento osteoclastico → liberazione intracellulare → incorporazione al posto del pirofosfato in un analogo non idrolizzabile dell’ATP → blocco energetico → apoptosi dell’osteoclasto.

flowchart TD
  A["Etidronato somministrato"] --> B["Adsorbimento sui cristalli<br/>di idrossiapatite"]
  B --> C["L'osteoclasto digerisce la matrice<br/>e lo libera nel proprio citoplasma"]
  C --> D["Sostituisce il pirofosfato:<br/>analogo AppCp dell'ATP"]
  D --> E["ATP non idrolizzabile →<br/>collasso energetico"]
  E --> F["Apoptosi dell'osteoclasto<br/>→ riassorbimento bloccato"]
  B -.->|"effetto indesiderato<br/>alle dosi alte"| G["Inibizione della<br/>mineralizzazione → osteomalacia"]

Non tocca la farnesil-pirofosfato-sintetasi: quella è la via dei bifosfonati azotati, ed è la differenza di meccanismo che separa le due generazioni.

Farmacocinetica

  • Biodisponibilità orale: 1–10%, azzerata dal cibo (chela il calcio degli alimenti)
  • Metabolismo: nessuno — non viene metabolizzato
  • Emivita plasmatica: 1–6 h; la quota fissata all’osso resta per anni
  • Eliminazione: renale (~50% della dose assorbita entro 24 h); la quota non assorbita esce immodificata nelle feci

Posologia e monitoraggio

Per os a stomaco vuoto, lontano da cibo, calcio, antiacidi e ferro. Nell’osteoporosi si usava in regime ciclico intermittente — cicli brevi separati da mesi di sospensione — proprio per evitare l’inibizione della mineralizzazione che una somministrazione continuativa avrebbe prodotto.

Tossicità

  • Osteomalacia e difetto di mineralizzazione a dose piena e prolungata: è la tossicità propria di questa molecola, non della classe
  • Disturbi gastrointestinali (diarrea, nausea)
  • Ipofosfatemia

⚠️ Attenzione

  • Controindicazioni: insufficienza renale grave, osteomalacia in atto, ipocalcemia
  • Interazioni rilevanti: calcio, magnesio, alluminio, ferro → formano chelati e ne annullano l’assorbimento

Posto in terapia

Oggi obsoleto nell’osteoporosi, dove è stato completamente sostituito dagli azotati. Le indicazioni per cui resta registrato sono la malattia di Paget sintomatica e la prevenzione dell’ossificazione eterotopica dopo protesi d’anca o lesione midollare — condizioni in cui l’inibizione della mineralizzazione non è un difetto ma proprio l’effetto desiderato. Vale soprattutto come termine di paragone storico.

🔗 Compare in

Fonti: PubChem CID 3305 (ATC M05BA01, proprietà, farmacocinetica da DrugBank DB01077); sbobina 40 — Farmaci antistaminici e trattamento dell’osteoporosi. Consultate il 2026-08-14.