Epatite C (HCV)
Inquadramento
L’epatite C è un’epatite a trasmissione parenterale (Epidemiologia delle Epatiti Virali, Trasmissione dell’Epatite C). Il virus è un’introduzione recente: la scoperta risale alla fine degli anni ‘80, e va annoverato tra le infezioni emergenti degli ultimi cinquant’anni. Il peso epidemiologico è descritto in Epidemiologia dell’Epatite C ed Epatite C in Italia.
Microbiologia
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HCV è un virus a RNA estremamente eterogeneo: 8 genotipi, al cui interno esistono altri sottotipi molecolari. L’eterogeneità si riflette in:
- Differente distribuzione geografica: in Italia e nell’Europa occidentale i genotipi più diffusi sono il genotipo 1 e il genotipo 3; gli altri sono presenti in misura minore.
- Diverse modalità di trasmissione: il genotipo 3 è diffuso prevalentemente con l’uso di droghe per via iniettiva, e ha preso piede rispetto a genotipi più vecchi.
Significato dei genotipi, ieri e oggi
- In passato il genotipo era un dato fondamentale, perché la risposta al trattamento antivirale era genotipo-dipendente.
- Oggi questo non conta più grazie ai trattamenti pangenotipici, con ottimi risultati (anche se non del 100%) per tutti i genotipi circolanti.
- Genotipo e sottotipo molecolare restano utili per tracciare le epidemie, ricostruire le catene di infezione ed eventualmente risalire alle sorgenti (Catena Infettiva).
Reinfezione
La risposta al trattamento è vicina al 90% o superiore, ma eliminata l’infezione il soggetto può reinfettarsi con un altro genotipo. Per questo conta la prevenzione tramite counseling del paziente, educativo verso i comportamenti a rischio di nuova infezione (Prevenzione dell’Epatite C).
Storia naturale
- Cronicizzazione: a differenza dell’Epatite B (HBV), dove esiste un’associazione netta tra periodo di acquisizione dell’infezione e rischio di cronicizzazione, per l’HCV contano meno le caratteristiche dell’individuo: la storia naturale resta caratterizzata da un forte tasso di cronicizzazione, che si manifesta con il tempo.
- Caratteristiche dell’ospite: gli studi che hanno cercato associazioni con età, sesso, coinfezioni e stato immunitario non hanno trovato associazioni forti, riscontrate ma non nette come per l’epatite B (Ruolo dell’Ospite nelle Infezioni).
- Oggi si ritiene che la maggior parte delle infezioni sia collegata a rischi ben definiti, come la tossicodipendenza e le immigrazioni da paesi a endemia differente, con un range di prevalenza molto ampio.
- Gli esiti della cronicizzazione (patologie croniche, tumori) compaiono solo dopo un lungo periodo (Storia Naturale delle Malattie Infettive).
Quadro clinico e misura epidemiologica
L’infezione decorre per lo più asintomatica; quando sintomatica è paucisintomatica. I casi clinici notificati sono solo la punta dell’iceberg.
In termini epidemiologici corretti si parla di morbosità più che di incidenza (Prevalenza e Incidenza): non ci sono marcatori sierologici né test che permettano di distinguere una nuova infezione da un rebound o da una cronicizzazione, come invece avviene per l’epatite B. Il dato si chiama comunque incidenza per valutarne l’andamento e quanto il fenomeno sia sotto controllo.
🔗 Collegamenti
- Epidemiologia delle Epatiti Virali — 📋 fa parte di
- Epatite B (HBV) — 🔄 confronto (cronicizzazione, marcatori, vaccino)
- Epidemiologia dell’Epatite C — 🔗 dati di burden e mortalità
- Epatite C in Italia — 🔗 situazione italiana
- Trasmissione dell’Epatite C — ⬆️ modalità di trasmissione
- Prevenzione dell’Epatite C — 💊 prevenzione e screening
- Storia Naturale delle Malattie Infettive — 🔗 cronicizzazione
- Serbatoio e Sorgente di Infezione — 🔗 portatore cronico