Pandemic Treaty
Definizione
Accordo internazionale nato dopo il COVID, pensato per andare oltre le International Health Regulations (IHR): queste definiscono cosa fare quando esiste già un’emergenza, il Pandemic Treaty punta a regolare anche cosa fare prima, cioè come prepararsi.
Dopo il COVID ci si è resi conto che le regolamentazioni internazionali vigenti non erano sufficienti a fermare o gestire una pandemia di quella portata. Si è aperto un doppio binario:
- rafforzare le International Health Regulations;
- costruire un accordo globale più ampio, che obblighi i Paesi non solo a intervenire in presenza del rischio, ma anche a prepararsi meglio.
Contenuti
- Spingere i governi a investire in politiche di preparazione.
- Investire in politiche che minimizzino i rischi di spillover tra animali e uomo (vedi One Health).
- Rafforzare i sistemi di sorveglianza.
- Definire obblighi più chiari sulla condivisione delle informazioni.
Condivisione delle informazioni sui rischi
In presenza di una minaccia globale i Paesi dovrebbero mettere rapidamente a disposizione della comunità internazionale le informazioni sui nuovi rischi emergenti. Durante il COVID è emerso che il meccanismo non è semplice.
Esempio: una nuova variante del virus fu identificata per la prima volta in un laboratorio in Sudafrica, che condivise rapidamente i dati con la comunità scientifica internazionale, permettendo di studiarla e di valutare l’efficacia dei vaccini.
Il problema: un Paese che condivide dati fondamentali vorrebbe anche accedere ai benefici che ne derivano (nuovi vaccini, nuove tecnologie sanitarie). Oggi non esiste un obbligo internazionale che assicuri che le tecnologie sviluppate a partire da quelle informazioni arrivino anche ai Paesi che hanno contribuito a identificare il rischio.
Diseguaglianza nella distribuzione dei vaccini COVID
I vaccini sono stati sviluppati molto rapidamente, ma distribuiti in modo fortemente diseguale:
- i Paesi con maggiore potere economico e capacità contrattuale hanno negoziato rapidamente l’acquisto di grandi quantità a prezzi elevati;
- molti Paesi a basso reddito hanno avuto un accesso molto più limitato.
Alcuni Paesi ricchi avevano preordinato quantità così elevate da non riuscire a utilizzarle tutte. Un programma internazionale per distribuire vaccini ai Paesi più poveri non ha funzionato in modo pienamente efficace. Ne è derivata una forte diseguaglianza globale nella copertura vaccinale: a un certo punto il COVID non era più un rischio significativo in Europa o negli Stati Uniti, mentre in altre aree continuava a circolare intensamente.
Per questo molti esperti ritengono necessari accordi internazionali più solidi, capaci di regolare in modo più equo la distribuzione delle tecnologie sanitarie durante le emergenze globali.
Ostacoli al negoziato
Il trattato è ancora in discussione e non pienamente definito, per interessi divergenti tra gruppi di Paesi:
- Paesi ad alto reddito: ospitano gran parte dell’industria farmaceutica e vogliono proteggere i meccanismi di innovazione e la proprietà intellettuale.
- Paesi a basso e medio reddito: sostengono di non poter condividere pienamente dati e informazioni senza la garanzia di un accesso equo alle tecnologie sviluppate.
- Obblighi sulla sorveglianza: Paesi con sistemi fragili sostengono di non avere risorse per sistemi di sorveglianza più avanzati. Se un Paese con risorse limitate si impegna a investire di più in sorveglianza o in politiche di One Health, deve poter ricevere supporto finanziario internazionale.
Il negoziato richiede un equilibrio tra responsabilità condivise e supporto internazionale.
🔗 Collegamenti
- International Health Regulations (IHR) — ➡️ ne è l’evoluzione
- One Health — 🔗 prevenzione dello spillover
- Sorveglianza Epidemiologica — 🔗 rafforzamento richiesto
- Paesi per Livello di Reddito (Banca Mondiale) — 🔄 interessi divergenti tra fasce di reddito
- Finanziamento della Ricerca Sanitaria — 🔗 sviluppo e accesso ai vaccini COVID
- Leve della Politica Sanitaria Globale — 📋 leva normativa