Storia della Sanità Pubblica in Italia

Tina Anselmi, ministra della Sanità che firmò la legge 833 del 1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Fonte: Wikimedia Commons, «Tina Anselmi 3.jpg» (Camera dei Deputati; CC BY-SA 4.0).

L’Italia ha una storia di tutela della sanità pubblica molto articolata: è stata probabilmente la prima nazione al mondo ad avere magistrati di sanità pubblica, prima ancora di essere una nazione. Fin dalle signorie si attuavano strategie di tutela della salute della popolazione con risultati altissimi.

Strumenti storici di tutela

  • Primo lazzaretto sull’isola di San Lazzaro, a Venezia.
  • Quarantena: le navi venivano lasciate 40 giorni fuori dalla laguna (vedi Misure Contumaciali).
  • Bandiera gialla: indicava una nave con equipaggio malato.
  • Lasciapassare del Granducato di Toscana: identificava il sano che poteva viaggiare, con un significato molto simile al Green Pass della pandemia Covid. Era stampato su una filigrana molto costosa per impedirne la falsificazione (sei mesi dopo a Napoli circolavano comunque dei falsi).

Le casse delle corporazioni

Fin dai tempi dei primi comuni le corporazioni avevano, nella loro sede, una cassa in cui tutti erano tenuti a versare denaro. Serviva a:

  1. mantenere le famiglie affiliate alla corporazione (scopo principale);
  2. pagare gli apprendisti che imparavano la professione e che, una volta professionisti, avrebbero a loro volta versato nella cassa;
  3. curare e comprare farmaci;
  4. costruire grandi opere. Le corporazioni più ricche erano quelle di Venezia (pellicciai, calzolai, macellai, grandi armatori…): finita la peste, unirono le casse e costruirono la Basilica di Santa Maria della Salute.

Queste casse di mutuo soccorso sono all’origine delle mutue.

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