Epatite A in Italia

Fonte dei dati: SEIEVA

I dati italiani provengono dal SEIEVA, il sistema epidemiologico di sorveglianza delle epatiti virali acute, nato nel 1985 (Sorveglianza Epidemiologica).

Andamento

L’andamento è endemo-epidemico: i casi sporadici sono sempre presenti, ma quasi periodicamente si attivano epidemie. Nel tratto più recente del grafico (ingrandito in scala) il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie ha abbassato la circolazione, ma l’andamento resta il medesimo degli anni precedenti (Paradosso dell’Epatite A).

Dati SEIEVA 2024:

  • 443 casi, in crescita rispetto all’anno precedente: l’incidenza non è in diminuzione e in alcuni casi cresce.
  • Fasce di età più colpite: adulti (22%); casi pediatrici in aumento.
  • Sesso maschile nel 60% dei casi (la prevalenza maschile si osserva per tutte le forme di epatite).

Fattori di rischio (casi 2024)

  • Consumo di alimenti contaminati:
    • frutti di mare crudi, in particolare molluschi bivalvi (cozze, ostriche), che si nutrono per filtrazione e, se l’acqua è contaminata, trattengono il virus;
    • frutta cruda, in particolare piccoli frutti (frutti di bosco).
  • Viaggi internazionali: 35%.
  • Contatto sessuale MSM: 29,5%.

Negli ultimi anni la ricostruzione delle epidemie e dei fattori di rischio si avvale di un approccio molecolare, basato sui genotipi del virus (Epatite A (HAV)).

Cronologia delle principali epidemie

  • 1997 – Puglia: prima grande epidemia, con decine di migliaia di casi sintomatici (senza contare gli asintomatici, molto diffusi). L’inizio è riconducibile al consumo di molluschi contaminati; il caso indice diventa poi spesso fonte di trasmissione interpersonale, che sostiene l’epidemia. L’epidemia si è spenta rapidamente grazie all’introduzione della vaccinazione anti-HAV nel calendario regionale, tuttora mantenuta per tutti gli adolescenti (Vaccino anti-Epatite A).
  • 2004 – Campania: 800 casi, da frutti di mare.
  • 2008 e 2009: due epidemie legate soprattutto al contatto MSM, non al consumo di alimenti contaminati.
  • 2013/2014 – Europa: con la globalizzazione le epidemie non restano regionali ma coinvolgono l’intera Europa. I primi casi si sono verificati in turisti del Nord Europa in Italia per la settimana bianca: a causa del lungo tempo di incubazione hanno manifestato i sintomi al rientro, dichiarando di aver mangiato frutti di bosco crudi. L’origine era una busta di frutti di bosco surgelati della grande distribuzione, reperibile in tutti i banchi frigo europei.
    • Sono stati identificati marca e lotto, è stata fatta notifica e sono stati esposti cartelli nella grande distribuzione che indicavano il consumo solo previa cottura (es. marmellata): prevenzione sul corretto consumo.
    • I campioni sono stati sequenziati per collegare tutti i casi e risalire all’origine. Non si è capito se il frutto responsabile fosse lampone o ribes (probabile cross-contaminazione di un mix). Non si è riusciti a risalire all’origine proprio a causa della globalizzazione, con legislazioni e norme di produzione e conservazione molto diverse tra paesi.
  • 2017 – Lombardia soprattutto: 3500 casi distribuiti diversamente nelle regioni, la maggior parte in Lombardia, con una curva epidemica ben rappresentata. L’osservazione epidemiologica ha aiutato a risalire alla modalità di trasmissione: i maschi erano nettamente più numerosi delle femmine, orientando subito verso la trasmissione MSM. Anche i casi femminili sono aumentati, per contatto interpersonale (mancato lavaggio delle mani). Gravi conseguenze: 6 casi di epatite fulminante, 2 trapianti, 1 encefalopatia, 1 decesso.

🔗 Collegamenti