Sedentarietà da Schermi ed Educazione Digitale

Dati epidemiologici

Uno studio del 2005 ha analizzato la variazione nella giornata dei comportamenti sedentari correlati a comportamenti schermo-mediati nei bambini, confrontandoli con i bambini degli anni ‘50:

  • in 50 anni la sedentarietà pediatrica legata agli schermi è aumentata del 450% (nel 2005, prima di smartphone e lockdown);
  • nel 2020 questo fattore è almeno triplicato: i bambini hanno una sedentarietà 9 volte superiore a quella di 65 anni prima;
  • dopo il COVID c’è stato un ulteriore incremento.

Qui la prevenzione non ha funzionato. Scomponendo le variabili della sedentarietà, i comportamenti schermo-correlati hanno un impatto enorme. Poiché sedentarietà e attività motoria correlano con sovrappeso e obesità in età evolutiva, è un tema centrale per la Globesity.

(non trattato nell’a.a. corrente) Dopo la pandemia è servito un intervento preventivo nei nidi: molti bambini venivano accompagnati con smartphone o tablet per tranquillizzarli all’ingresso. Normalmente il bambino può avere una crisi emotiva al distacco dall’adulto (spiegata dal modello di attaccamento); negli ultimi due anni molti bambini la manifestano invece quando viene tolto lo schermo.

Educazione genitoriale digitale

Dai dati che correlano sedentarietà e tempo davanti agli schermi deriva che l’intervento deve concentrarsi sull’educazione digitale e mediatica, rivolta soprattutto ai genitori, sulla gestione degli strumenti digitali e del tempo-schermo fin dalla prima infanzia. Va affiancata dall’offerta di attività sul territorio che facilitino il gioco attivo all’aria aperta.

Custodi Digitali: progetto online di sanità pubblica di educazione digitale dei genitori. In Friuli-Venezia Giulia (in espansione a livello nazionale), da circa due anni i pediatri di libera scelta includono nei bilanci di salute del neonato, dal primo, oltre all’anamnesi familiare un’analisi dei comportamenti legati agli schermi, per fornire alla famiglia consulenza educativa e preventiva fin dalle prime settimane di vita.

Allattamento digitale

La dipendenza dei genitori instaura meccanismi di dipendenza nel bambino già in età precocissima. L’allattamento digitale è un tema emerso negli ultimi 3–4 anni: nei primi 6–9 mesi di vita, mentre allatta il neonato, l’adulto guarda lo smartphone invece di guardarlo negli occhi.

Il contatto visivo è fondamentale perché il bambino sviluppi un forte senso di sé e una solida identità. Un neonato di 3–4 mesi davanti allo specchio non si riconosce, ma davanti allo sguardo del genitore che allatta allunga le braccia e sorride, come se si riconoscesse. È la base della salute mentale e si chiama attaccamento sicuro: permette di costruire reti neuronali che generano la base sicura per non diventare persone ansiose, spaventate o disorientate.

Se l’adulto guarda lo schermo, il neonato tende a guardare anch’egli lo schermo, attratto dalla stimolazione luminosa; lo schermo stimola il funzionamento dopaminergico ed è sempre uno stimolo di gratificazione istantanea. Tra una pagina con una storia scritta e un cartone animato con la stessa storia, si guarda più probabilmente il cartone, perché il cervello trova la narrazione per immagini più gratificante del linguaggio cognitivo della lettura.

(non trattato nell’a.a. corrente) Il neonato ha un bisogno innato di contatto visivo con chi si prende cura di lui: se l’adulto guarda lo schermo, il bambino “triangola” la relazione, cercando di collegarsi attraverso il dispositivo. In ambito pediatrico e neurologico si osserva un aumento delle sindromi associate alla neurodivergenza, tra cui lo spettro autistico; una delle caratteristiche più comuni nei bambini autistici è la difficoltà a mantenere il contatto visivo.

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