Triangolo Bisogno-Offerta-Domanda

Primo dei “triangoli” che aiutano a capire cosa curare nei progetti di interventi educativi: l’educazione alla salute come triangolo in equilibrio tra tre variabili: bisogno, offerta, domanda.

In ambito clinico

Quasi non lo si considera, perché tutte e tre le variabili sono gestite dal paziente: chi ha un bisogno di salute fa una domanda esplicita e la rivolge al luogo che offre la risposta. Esempio: con un terribile mal di denti il paziente percepisce il bisogno, chiede attivamente e va al pronto soccorso odontoiatrico più vicino. Le tre variabili stanno in piedi da sole.

In prevenzione

In un servizio di prevenzione (un intervento educativo) qualcuno ha individuato il bisogno e qualcuno ha organizzato l’offerta, ma chi deve usufruire della prevenzione primaria è un soggetto sano che non ha chiesto niente. Esempio: a un incontro per i genitori di una scuola di 700 studenti si presentano 10–15 genitori; l’offerta è sprecata, come una campagna vaccinale che vaccina il 2% della popolazione.

Il tema centrale è che le persone contemplino il problema o vi siano sensibilizzate: chi si occupa dell’offerta deve curare anche la domanda, che da implicita deve diventare esplicita.

Esempio: il progetto “parole non dette”

I fallimenti sono ciò che più aiuta a capire dove si trova il punto critico.

Alla fine degli anni ‘90 il dipartimento del docente ha prodotto un programma di prevenzione primaria dell’abuso sessuale sui bambini: un laboratorio per la quarta e quinta elementare che secondo la letteratura riduce del 50% il rischio di vittimizzazione sessuale in età pediatrica.

  • Fallimento: per 3 anni consecutivi nessuna scuola ha aderito, pur essendo gratuito. Risposta più frequente: «Da noi questo problema non c’è». Si offriva qualcosa per cui non era percepito alcun bisogno, e la prevenzione era vista come qualcosa che spaventa i bambini.
  • Dato epidemiologico: in tutte le culture e a tutte le latitudini almeno 1 persona su 20 è stata vittima di abuso sessuale nell’infanzia o adolescenza, ma i dati ufficiali italiani riportavano circa 500–700 casi/anno: è il numero oscuro, un fenomeno presente ma non visto.
  • Rendere esplicita la domanda: si smette di offrire il progetto alle scuole e si conduce una ricerca epidemiologica su 3000 diciottenni (maggiorenni, quindi senza autorizzazione dei genitori) nel secondo quadrimestre della quinta superiore, chiedendo cosa fosse loro capitato nei primi 18 anni. Prevalenza rilevata: 5–8%. L’ultima pagina raccoglieva materiale qualitativo (chi voleva poteva raccontare la propria storia); tutti i partecipanti hanno riferito di non averlo mai detto a nessuno.
  • Risultato: con dati e storie si sono incontrati i genitori delle scuole primarie; a fine incontro la domanda più frequente era se si potessero fare attività di prevenzione. L’anno dopo ha aderito il 30% delle scuole di Milano, in 3 anni l’80%.

Il lavoro sulla domanda

Per chi si occupa di sanità pubblica la migliore offerta possibile è solo un prerequisito. La prima domanda da porsi è se esiste la domanda del gruppo target: se non c’è, è quella da costruire. A livello di sanità pubblica si fa per esempio con campagne sociali su uno specifico problema di salute, che sensibilizzano e spostano la popolazione dallo stadio di pre-contemplazione a quello di contemplazione del problema (Obiettivi dell’Intervento Educativo).

Strategie di reclutamento

  • Iscrizione a pagamento simbolico (es. evento su Eventbrite a 1 euro): elimina le iscrizioni fatte “tanto per” e garantisce rapidamente la domanda, ma non è la strategia da promuovere perché passa il messaggio che ci si voglia arricchire.
  • Trasferire la responsabilità al gruppo target: convocare i rappresentanti di classe (o i referenti del gruppo target), spiegare la ricerca e ciò che è emerso, dire che è possibile fare prevenzione ma serve cambiare la consapevolezza dei genitori, e chiedere a loro di organizzare la serata coinvolgendo tutti. Se la proposta attecchisce sui referenti, sarà sicuramente un successo. Conviene non tenere il controllo della comunicazione e della partecipazione: poiché l’intervento genera valore aggiunto per la popolazione, la responsabilità della partecipazione va trasferita a quella popolazione.

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