Riperfusione e Danno da Riperfusione

Micrografia (200x) di infarto miocardico con evidente necrosi a bande di contrazione e cariolisi (perdita dei nuclei). Fonte: Wikimedia Commons (Nephron, CC BY-SA 3.0).

Definizione e obiettivo

La riperfusione è il ripristino del flusso sanguigno nel miocardio ischemico minacciato dall’infarto. L’obiettivo è salvare il miocardio a rischio e limitare le dimensioni dell’infarto (“il tempo è miocardio”). La prognosi peggiora con l’ampliarsi dell’infarto; la riperfusione migliora la sopravvivenza a breve e lungo termine e la funzione miocardica, per cui l’immediata riperfusione è l’obiettivo principale del trattamento dell’IM.

Metodi

Interventi chirurgici sulle coronarie, trombolisi, angioplastica, stent, rivascolarizzazione chirurgica: lo scopo è sciogliere o bypassare la lesione che ha scatenato l’IM.

I benefici dipendono da rapidità del ripristino del flusso, estensione del ripristino e correzione della lesione che ha causato l’infarto.

  • La trombolisi rimuove il trombo ma non modifica la placca sottostante.
  • L’angioplastica coronarica transluminale percutanea con stent elimina l’occlusione trombotica e riduce in parte ostruzione e instabilità della placca rotta.

Morfologia dell’infarto riperfuso

Gli infarti riperfusi sono in genere emorragici, perché al ripristino del flusso il sangue esce dai vasi danneggiati durante l’ischemia.

Al microscopio i miociti irreversibilmente danneggiati mostrano bande di contrazione: strisce intracellulari intensamente eosinofile di sarcomeri addossati. Derivano dall’ipercontrazione dei sarcomeri al momento della riperfusione, quando la membrana danneggiata espone il citoplasma alle alte concentrazioni di calcio plasmatico. La riperfusione modifica quindi anche la morfologia delle cellule già perdute.

Danno da riperfusione

La riperfusione può avere complicanze deleterie, come aritmie o danno ulteriore, detto “lesione da riperfusione”: varie forme di danno che colpiscono il miocardio ischemico ma non ancora irreversibilmente danneggiato.

  • Cause: stress ossidativo, sovraccarico di calcio, cellule infiammatorie richiamate dalla riperfusione.
  • Danno microvascolare: emorragia, rigonfiamento endoteliale, occlusione dei capillari, che ostacolano la riperfusione del miocardio critico.
  • Circa il 50% delle dimensioni di un infarto è attribuito al danno da riperfusione.

Stordimento e ibernazione

  • Stordimento (stunning) miocardico: anomalie biochimiche e funzionali che persistono nei miociti riperfusi per giorni o settimane; è uno scompenso prolungato indotto da un’ischemia breve, che in genere regredisce dopo alcuni giorni.
  • Ibernazione: il miocardio sottoposto a ischemia cronica sub-letale riduce metabolismo e funzione; la rivascolarizzazione spesso ne ristabilisce la funzione normale.

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