Disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD)

Definizione

Disturbo dell’età evolutiva caratterizzato da difficoltà nell’attenzione e iperattività, con gravità variabile da paziente a paziente. Ciò che un tempo veniva definito semplice vivacità rappresenta oggi una vera e propria entità clinica, con sintomatologia molto meglio definita rispetto allo spettro autistico. Si manifesta in tutta l’età evolutiva e può aggravarsi se non trattato precocemente.

Eziologia

Multifattoriale e non ancora del tutto chiarita, con componente genetica, ambientale e neurobiologica (su quest’ultima si basano i pochi farmaci disponibili). Si ritiene che la difficoltà a regolare l’attenzione dipenda da circuitazioni alterate nella maturazione dei lobi frontali, confermate da diversi studi, e da uno squilibrio di neurotrasmettitori cerebrali, in particolare dopamina e serotonina.

Aggravamento e impatto psicosociale

Se non intercettato subito, il quadro può aggravarsi progressivamente. Questi soggetti vengono spesso “rimproverati” dalle figure di riferimento (genitori, insegnanti) per i loro comportamenti, sviluppando un senso di inadeguatezza (scarsa autostima, demotivazione). Questo, unito alla costante richiesta di risultati che la società odierna impone in modo sempre più aggressivo, concorre all’aggravarsi della patologia.

Epidemiologia

Ampia variabilità di prevalenza a seconda del contesto geografico, dovuta alla diversa capacità/volontà delle singole zone di intercettare la patologia (non alla densità di popolazione). La prevalenza si attesta tra lo 0,4% (circa 30.000 adolescenti) e il 3,6%.

Patogenesi e comorbidità

Disturbo identificato nel 1900, inizialmente associato a encefalite o a danni cerebrali. Oggi è noto un alto grado di comorbidità: il 72% dei bambini ha anche un disturbo dello spettro autistico o altri disturbi psico-emotivi. È fondamentale la diagnosi precoce per poter mettere rimedio, ove possibile, con diversi approcci.

Principi di terapia

La sintomatologia va affrontata fin da subito, senza semplificare la diagnosi a “iperattività da bambini”, per non innescare un loop che impatta pesantemente sul paziente e sulla famiglia. L’intervento terapeutico mira a:

  • migliorare le relazioni interpersonali, familiari e sociali;
  • ridurre i comportamenti disturbanti per favorire l’integrazione del ragazzo in contesti normali (es. inserirlo in una classe comune con figura di sostegno, anziché creare classi separate per ragazzi problematici);
  • migliorare apprendimento, autonomia, autostima e accettazione di sé.

Il trattamento deve essere individualizzato, perché la sintomatologia è uno spettro e non è uguale per tutti. Il trattamento farmacologico si basa sugli psicostimolanti (vedi Psicostimolanti nell’ADHD (Metilfenidato e Atomoxetina)), prescrivibili solo dopo conferma diagnostica da centri specializzati regionali e a partire dai 6 anni, come parte di un piano terapeutico che può includere anche antiepilettici.

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