Legame Antigene-Anticorpo e Selezione per l’Affinità

Il legame antigene-anticorpo non è un “aggancio” stabile, ma è mediato da interazioni deboli tra i loro amminoacidi, che continuamente si formano e si disfano. Legando l’antigene l’anticorpo cambia leggermente conformazione: più l’interazione è stabile, più frequentemente l’anticorpo riesce a legare l’antigene in un dato tempo (da un legame all’ora a milioni in un millisecondo). Una frequenza maggiore di legami, che coinvolgono più amminoacidi alla volta, produce una maggiore apertura della tasca, e questo cambiamento sterico viene trasmesso alla cellula, che così “sa” se ha un’affinità alta o bassa.

Ruolo di CD40 e selezione mediata dai T helper

Ogni volta che il legame con l’antigene dà un riporto positivo, il linfocita B lo registra: più è stimolato positivamente, più esprime in membrana il recettore CD40. CD40 è un segnale anti-apoptotico e pro-proliferativo: più il linfocita B ha un legame duraturo con l’antigene, più CD40 esprime, e più alta è la probabilità che un linfocita T helper gli fornisca il segnale di sopravvivenza e proliferazione.

La selezione è competitiva: se ci sono due linfociti B, uno mediocre con ~100 CD40 e uno ottimo con ~1000 CD40, e un solo linfocita T specifico per quell’antigene, quest’ultimo ha molta più probabilità di incontrare uno dei 1000 che uno dei 100. Il linfocita B non premiato non riceve il segnale e va in apoptosi.

Non è un meccanismo tutto bianco o nero: nel tempo e nelle diverse esposizioni allo stesso antigene il processo di selezione continua e affina progressivamente il clone (vedi Ipermutazione Somatica e Maturazione dell’Affinità).

🔗 Collegamenti