Prevenzione del Suicidio in Ospedale

Oggetto della Raccomandazione n°4 del Ministero della Salute (vedi Raccomandazioni Ministeriali).

Il problema

Il suicidio è l’evento sentinella più frequente in Italia. Mentre per trasfusioni e mortalità materna sono stati sviluppati protocolli efficaci, la prevenzione del suicidio in ospedale resta una sfida aperta: servono strategie mirate per i diversi contesti clinici che garantiscano la sicurezza senza compromettere il benessere dei pazienti. In ospedale non ci sono forze dell’ordine e il monitoraggio costante dei pazienti a rischio è difficile.

Casi riportati dalla docente: tre suicidi in ospedale in pazienti descritti come tranquilli e socievoli, senza segnali evidenti di disagio.

  • Due pazienti in attesa di trapianto (rene e midollo osseo), già preparati e con l’organo disponibile, si sono tolti la vita prima di entrare in sala. Il primo aveva scelto consapevolmente il trapianto e faceva 4 dialisi a settimana (ipotesi: paura improvvisa dell’intervento, ma non si spiega perché proprio quel giorno); il secondo aveva espresso qualche preoccupazione ed era stato rassicurato dall’anestesista.
  • Un paziente di medicina interna di 35 anni, al primo piano: forse un tentativo di fuga dalla finestra finito in una caduta più profonda del previsto, forse non un suicidio.

Categorie a rischio

  • Pazienti: malati oncologici, pazienti in dialisi, donne con depressione post-partum, pazienti psichiatrici. Il rischio però non è legato solo a fattori predefiniti: anche chi non rientra in queste categorie può essere fragile.
  • Personale ospedaliero: fenomeno poco discusso; alcuni operatori hanno scelto l’ospedale come luogo del suicidio (es. un’infermiera). Individuare i soggetti vulnerabili è ancora più difficile. Esistono attività di supporto per dipendenti in burnout, sotto stress, vittime di aggressioni o con problemi personali, ma intercettare chi è davvero in pericolo resta complesso.

Identificazione dei pazienti a rischio

  • Ostetricia della Mangiagalli: ostetriche e psicologi osservano le neomamme per cogliere segnali di disagio (se piangono, se sorridono, se accettano il bambino, se si alzano per andarlo a vedere). In reparti con pazienti anziani o cronici la valutazione è molto più complessa.
  • Paesi anglofoni: tutti i ricoverati compilano un questionario a punteggio; chi ha un punteggio elevato è seguito da uno psicologo per tutta la degenza. Il sistema è stato tradotto e validato in Italia ma non sembra altrettanto efficace, perché le scale sono costruite su una vita sociale diversa dalla nostra.

Strategie di prevenzione

Non sono ancora state trovate soluzioni efficaci.

  • Psichiatria: controllo altissimo (finestre bloccate, nessuna uscita senza supervisione, rimozione di ogni oggetto potenzialmente pericoloso, anche portato dai visitatori, come i lacci delle scarpe). Nel nuovo ospedale il reparto sarà al piano terra, progettato per la sicurezza. Non si sono mai verificati suicidi tra i pazienti psichiatrici ricoverati.
  • Altri reparti: le stesse misure sono difficili da applicare.
    • In un ospedale a padiglioni, bloccare le finestre senza una buona climatizzazione peggiora il comfort (soprattutto d’estate) ed espone ad accuse di negligenza o maltrattamento.
    • Mancano risorse: in psichiatria ci sono più infermieri per il monitoraggio costante.
  • Sigillare le finestre è utile per i pazienti, che spesso si suicidano gettandosi nel vuoto, ma non per il personale, che di solito ricorre all’impiccagione o si getta dalla tromba delle scale.

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