Riconciliazione della Terapia Farmacologica
Oggetto della Raccomandazione n°17 del Ministero della Salute (dicembre 2014): la mancata riconciliazione della terapia può causare gravi danni ai pazienti (vedi Raccomandazioni Ministeriali).
All’ingresso: ricognizione terapeutica
Quando il paziente arriva in pronto soccorso uno dei primi aspetti da valutare è la terapia domiciliare. Molti pazienti si presentano con un sacchetto di farmaci: bisogna ricostruire accuratamente quali farmaci, quando e come vengono assunti (mattina, mezzogiorno, sera; cadenza settimanale o altra).
- Dalla ricognizione dipende la decisione sul trattamento ospedaliero.
- Alcuni farmaci dei pazienti cronici non possono essere interrotti (es. un diabetico non può restare 48 ore senza terapia in PS): la ricognizione va fatta il più rapidamente possibile.
- Il foglio unico di terapia elettronico registra la terapia domiciliare, per evitare che venga cambiata in ospedale senza reale motivazione clinica.
Alla dimissione
- Il paziente riceve una lista chiara dei farmaci, distinguendo quelli a lungo termine (es. antidiabetici) da quelli a durata limitata (es. antibiotici per 10-15 giorni).
- Nei fogli elettronici la riconciliazione è proposta nella lettera di dimissione; il medico toglie o aggiunge.
La comprensione del paziente
Sfida attuale: valutare se il paziente comprende che cosa deve fare a casa. Se non è in grado, va coinvolto un familiare o caregiver (es. un paziente di 93 anni con una moglie di 89 anni; spesso interviene una badante con conoscenza variabile dell’italiano). A Brescia è in corso una sperimentazione di medici e linguisti per adattare le lettere di dimissione al livello di comprensione linguistica del paziente o del caregiver; si sta sviluppando un’intelligenza artificiale che semplifichi il linguaggio senza perdere precisione.
Autosomministrazione dei farmaci in ospedale
Non tutti gli ospedali la permettono (al Policlinico di Milano non è consentita, né è consentito tenere farmaci sul comodino: tutti i farmaci sono in custodia agli infermieri). Legalmente è una somministrazione “controllata”: l’infermiere deve essere presente e verificare farmaco, dose e avvenuta assunzione, quindi spesso conviene che sia l’infermiere a somministrare.
- Eccezione: insulina. Pur con l’infermiere presente, il paziente si autosomministra l’insulina per non perdere la manualità, dato che a casa dovrà farlo da solo.
Quando il paziente entra con il sacchetto dei farmaci si avvia una procedura di controllo:
- farmaco disponibile in ospedale: si verifica che il medico l’abbia inserito nel foglio di terapia e lo fornisce la farmacia ospedaliera (al Policlinico entro 1 ora); non si consumano i farmaci del paziente;
- farmaco non disponibile: si scrive in cartella che il farmaco X viene assunto dalle scorte del paziente; l’ospedale poi restituisce al paziente la stessa quantità consumata.
🔗 Collegamenti
- Raccomandazioni Ministeriali — 📋 fa parte di
- Errori di Terapia e Foglio Unico di Terapia (FUT) — 🔗 strumento di riconciliazione
- Manipolazione delle Forme Farmaceutiche Orali Solide — 🔗 sicurezza della terapia fuori dall’ospedale