Virus Influenzali (Tipi A, B, C, D)

Micrografia elettronica a trasmissione (colorazione negativa) del virus influenzale A. CDC/F. A. Murphy, 1976. Fonte: Wikimedia Commons, «Influenza A virus - negative stain image TEM.JPG» (autore n.d.; Public domain).

Sono noti 4 tipi di virus influenzali: A, B, C e D. Le loro caratteristiche microbiologiche (Caratteristiche del Microrganismo) hanno ricadute epidemiologiche importanti.

Tipo A

Serbatoio animale del tipo A

Il virus A gode di un ampio serbatoio animale:

  • Specie aviarie, le più importanti:
    • selvatiche, responsabili anche dei processi di migrazione;
    • domestiche (pollame), dette così perché allevate: gli allevamenti sono quindi serbatoi, con possibile trasmissione diretta agli esseri umani vicini agli allevamenti (allevatori, veterinari, addetti alla macellazione e alla trasformazione delle carni).
    • Nelle specie aviarie l’eliminazione avviene non solo per via aerea ma soprattutto per via fecale.
  • Specie suine: altro importante serbatoio, anch’esso con potenziale contatto diretto. Questo complica notevolmente le cose in termini di variabilità.

Tipo B

  • Sintomatologia più lieve.
  • Non ha serbatoi animali: caratteristica epidemiologica estremamente importante.
  • Livello di mutazione più contenuto (minore variabilità).
  • Più responsabile di morbosità tra i bambini.

Tipi C e D

  • Il tipo C è il più raro.
  • C e D non hanno grande importanza epidemiologica e non costituiscono un problema di sanità pubblica.

Rilevanza per la prevenzione

A e B sono i tipi di cui tenere conto nelle misure di prevenzione, soprattutto nella profilassi attiva, cioè nella costituzione antigenica dei vaccini (Vaccino Antinfluenzale).

Variabilità delle proteine di superficie

La variabilità del virus è legata all’estrema variabilità delle proteine di superficie: emoagglutinina e neuraminidasi.

⚠️ Nella sbobina: “emosiderasi”. Corretto in neuraminidasi come errore di trascrizione.

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