Antracosi

Pneumoconiosi determinata dall’accumulo di carbone (potere sclerogeno intermedio, vedi Pneumoconiosi). Si distinguono forme pure non sclerogene e forme con contaminazione di altre polveri, soprattutto silicio → antracosilicosi, antracoasbestosi.

Il carbone viene inalato molto frequentemente nei Paesi industrializzati ad elevato inquinamento atmosferico, perché deriva dai prodotti della combustione (combustibili fossili, riscaldamento). Storicamente frequente nel ‘900 negli esposti a polvere di carbone (minatori del Galles).

Distribuzione

Viene captato dai macrofagi e si distribuisce nelle loro sedi:

  • nelle cavità alveolari, macrofagi alveolari con caratteristica punteggiatura bruno-nerastra (cellule della polvere);
  • nell’interstizio alveolare e assiale peribroncovascolare;
  • nei linfonodi intraparenchimali, peribronchiali, ilari e mediastinici.

Si può ritrovare anche a livello intestinale: nei soggetti esposti, l’irritazione causa bronchite cronica e l’espettorato ricco di macrofagi con carbone viene deglutito, assorbito e trattenuto nei linfonodi.

Macroscopicamente il polmone appare “tatuato” con strie nerastre lungo i setti interlobulari (reticolo antracotico), che può confluire in macchie antracotiche massicce fino a un polmone completamente nerastro. L’accumulo nei macrofagi ha aspetto granulare, omogeneo, nero (distinguibile dal giallo-rossastro del ferro).

Il prototipo è il fumatore, che va incontro a fibrosi polmonare interstiziale fumo-correlata, quadro diffuso a impronta sclerogena simile alle forme fibrosanti della NSIP, più accentuato in sede sottopleurica. In genere il parenchima non è gravemente distorto, ma con polveri sclerogene associate si hanno quadri variabili di fibrosi.

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