Approccio Diagnostico ai Tumori delle Ghiandole Salivari

Micrografia di un agoaspirato (FNA) compatibile con adenoma pleomorfo. Colorazione Pap. Fonte: Wikimedia Commons (Librepath, CC BY-SA 3.0).

Imaging

RM e TC aiutano a delimitare bene la lesione, valutandone i rapporti e orientando l’approccio clinico. La RM è particolarmente utile per documentare infiltrazioni nervose od ossee.

Prelievo tissutale

È necessario un campione tissutale della lesione per definirne alcune caratteristiche. Il prelievo può avvenire con:

  • FNAB — richiede molta esperienza nella definizione diagnostica del tumore salivare;
  • biopsie incisionali — con un ago di maggiori dimensioni, che fornisce un cilindro tissutale e permette di definire meglio l’istotipo. Una biopsia incisionale può diventare semplice dall’esterno per i tumori che abbiano determinato invasione cutanea, evenienza però abbastanza infrequente.

Si preferisce non utilizzare le sezioni congelate, perché amplificano ulteriormente la difficoltà di analisi, che dipende già fortemente dall’esperienza del patologo.

Nella maggior parte dei casi non è tanto importante scendere nel dettaglio dell’istotipo, quanto definire la caratteristica di malignità o benignità. Anche di fronte a un dubbio sull’istotipo è necessario riuscire a dare un’idea della natura della lesione, come neoplasia di basso grado rispetto a neoplasia di alto grado.

Per definire la malignità sono importanti le correlazioni clinico-patologiche, la sede e gli eventuali aspetti infiltrativi (vedi Criteri di Malignità dei Tumori Salivari). Va ricordato che tumori del tutto benigni possono presentare aderenza alla cute o simulare la malignità.

Campionamento del pezzo operatorio

Quando riceve il campione, il patologo deve procedere a un campionamento in toto della lesione, con rispetto dei margini di resezione, in modo da non perdere alcuna informazione utile e da dare un’idea sulla completezza dell’asportazione.

Nella maggior parte dei casi il chirurgo preferisce fornire dei margini di resezione — piani di riferimento anatomico da controllare durante l’intervento — piuttosto che pretendere una diagnosi conclusiva in fase di esame estemporaneo.

⚠️ Indicazioni del docente

L’approccio terapeutico è abbastanza stereotipato e consiste nell’asportazione completa della ghiandola, con precauzioni particolari a livello della parotide per il passaggio del nervo faciale tra lobo superficiale e profondo. Qui la distinzione tra benignità e malignità diventa particolarmente importante: il chirurgo maxillo-facciale si lascia guidare dalle caratteristiche macroscopiche di infiltrazione per decidere un intervento di sacrificio del nervo facciale, che comporterà una paralisi del faciale e deve essere fatto solo in presenza di un tumore con caratteristiche di franca malignità, come un’infiltrazione macroscopica del nervo. Altrimenti si cerca di essere sempre conservativi. Se è già presente paralisi del faciale non si pone nemmeno il problema dell’eventuale sacrificio.

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