Epidemiologia del Carcinoma Polmonare

L’incidenza del carcinoma del polmone è elevata e si colloca ai vertici tra le neoplasie; in molti Paesi è la prima forma di tumore. L’aggressività è costante in tutte le aree geografiche: non esistono popolazioni in cui la malattia sia più o meno aggressiva.

Incidenza e mortalità

Sui dati USA, per i maschi dei Paesi sviluppati a fronte di ~482.000 nuovi casi stimati si hanno ~412.000 morti, cioè il 70-80% di mortalità. Fino a pochi anni fa la diagnosi era di fatto una sentenza di morte: la mediana di sopravvivenza non superava i 3-4 mesi.

Andamento in Italia (dati AIRTUM)

Si considera un arco di 15-20 anni, perché è il tempo di latenza medio tra esposizione al fattore di rischio e comparsa della malattia. Si osserva:

  • Maschi: riduzione di incidenza e mortalità (curve parallele → la minor mortalità dipende dalla minor incidenza).
  • Femmine: aumento di incidenza e mortalità immodificata.

La spiegazione è comportamentale: negli ultimi decenni in Italia gli uomini hanno cominciato a fumare di meno e le donne di più. La riduzione nei maschi non dipende da diagnosi precoce o terapia, ma dalla prevenzione primaria (decisioni individuali, non programmi statali, in Italia inesistenti). La malattia continuerà a esserci nella misura in cui le persone continueranno a fumare.

Prevenzione primaria vs secondaria

Confrontando i modelli del cancro del polmone e della mammella si conclude che la strada efficace è la prevenzione primaria (rimuovere il fattore di rischio), non la secondaria (diagnosi precoce/screening):

  • Per il polmone sarebbe facile (impedire di fumare), ma ostacolata dagli interessi economici.
  • Per la mammella, nonostante il programma di screening mammografico, in Italia il tasso di mortalità è rimasto pressoché immutato negli ultimi 15 anni e l’incidenza è in lieve aumento: il risultato non è proporzionale allo sforzo di prevenzione secondaria.

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