Antibiotici e Antimicrobici (Definizione e Classificazione)
Definizione
La prima definizione di antibiotico (1941) è quella di una sostanza prodotta da un microrganismo capace di inibire selettivamente la crescita di altri microrganismi e di ucciderli. Comprendeva solo le sostanze naturali prodotte da altri microrganismi, non quelle di sintesi chimica.
Il termine antimicrobico è più ampio: indica qualsiasi sostanza capace di uccidere i microbi, includendo composti naturali, semisintetici e sintetici.
Gli antibiotici sono tra i composti a maggiore potenziale tossico. Le tetracicline (in clinica soprattutto la Doxiciclina), ad esempio, sono usate anche in oncologia a dosaggi diversi per interferire con processi cellulari come la sintesi proteica, con effetti tossici rilevanti.
Gli antimicrobici si usano anche negli animali, spesso a scopo profilattico o metafilattico (prevenzione delle infezioni). L’uso intensivo negli allevamenti ha conseguenze sull’intera popolazione: l’amantadina — antivirale contro l’influenza oggi sopravvissuto solo come antiparkinsoniano, vedi Altri Farmaci nel Parkinson (Amantadina e Anticolinergici) — non si usa più proprio perché il suo impiego negli allevamenti ha favorito lo sviluppo di resistenze. Lo stesso percorso, sul versante batterico, ha prodotto la resistenza plasmidica alla Colistina (Polimixina E) (gene mcr-1), nata negli allevamenti suinicoli.
Classificazione per organismo target
- Antivirali
- Antibatterici
- Antifungini
- Antiparassitari
_30052025_Antibiotici/media/44farmacologia-p30052025antibiotici-img1.png)
Classificazione per tipo di azione
- Battericida: uccide il microrganismo (la curva del numero di microrganismi cala). Esempi: i β-lattamici come la Penicillina G e la Piperacillina, gli aminoglicosidi come la Gentamicina, i fluorochinoloni come la Ciprofloxacina, la Vancomicina, la Daptomicina.
- Batteriostatico: ne inibisce la crescita (nessuna riduzione del numero, solo arresto della proliferazione); è poi il sistema immunitario a eliminarlo. Esempi: i macrolidi come l’Azitromicina, le tetracicline come la Doxiciclina, il Cloramfenicolo, il Linezolid (Oxazolidinoni).
In infezioni gravi (endocarditi) e nei pazienti immunocompromessi si predilige un agente battericida; in altre condizioni può bastare un batteriostatico.
Un caso che mostra bene la natura “di laboratorio” della distinzione è il Cotrimossazolo (Sulfametossazolo-Trimetoprim): sulfametossazolo e trimetoprim sono batteriostatici presi singolarmente, ma insieme diventano battericidi perché bloccano due passaggi consecutivi della stessa via.
I concetti di battericida e batteriostatico sono prettamente laboratoristici e dose-dipendenti. Nella clinica ciò che guida il risultato è la concentrazione di farmaco che raggiunge il sito d’infezione: in base alla concentrazione, un farmaco batteriostatico può diventare battericida. Lo stesso antibiotico può inoltre essere battericida per una specie e batteriostatico per un’altra.
_30052025_Antibiotici/media/44farmacologia-p30052025antibiotici-img10.png)
🔗 Collegamenti
- Meccanismi d’Azione degli Antibiotici — 🔗 come gli antibiotici colpiscono il bersaglio
- Correlazione PK-PD degli Antibiotici e MIC — 🔗 perché in clinica conta la concentrazione al sito
- Spettro d’Azione degli Antibiotici — 🔗 quali microrganismi un antibiotico copre
- Antibiotico-resistenza — ⬇️ conseguenza dell’uso non regolato