Colchicina

Vecchio farmaco estratto da fonte naturale (crocus autunnale), usato nell’attacco di gotta.

Meccanismo d’azione

Non influenza la sintesi né l’escrezione dell’acido urico. È un veleno microtubulare: legandosi ai microtubuli li depolimerizza, impedendo alle cellule di utilizzarli. Sui neutrofili questo blocca la chemiotassi: i neutrofili non riescono a raggiungere il sito infiammatorio articolare, interrompendo rapidamente la reazione dell’attacco gottoso.

Indicazioni

Approvata per due usi:

  • trattamento dell’attacco gottoso acuto (usata subito, appena compaiono i sintomi);
  • profilassi dell’attacco di gotta (dosi più basse, 1-2 cp da 0.6 mg/die nella gestione cronica) — uso però poco frequente.

È un farmaco non analgesico: non va usato per altre indicazioni dolorose.

Posologia

0.6 mg: schema con due compresse iniziali a breve distanza, poi una sola da 0.6 mg ogni ora/due ore finché il dolore non è scomparso. Da non superare mai la soglia, perché è un farmaco tossico.

Aggiustamenti di dose

Ridurre la dose almeno del 50% quando:

  • funzionalità renale compromessa: clearance della creatinina < 30 mL/min (sopra 30 non serve aggiustare), o paziente in dialisi; anche in caso di disfunzione epatica;
  • inibitori potenti del CYP3A4 (la colchicina è fortemente metabolizzata da 3A4) — lista che comprende anche farmaci vecchi come l’indinavir;
  • inibitori potenti della glicoproteina P (la colchicina viene assorbita tramite glicoproteina P).

Con inibitori moderati del CYP3A4 si riduce in genere del 25-30%.

Reazioni avverse

Tipiche di un blocco della funzione microtubulare (colpisce le cellule in mitosi, che dipendono dai microtubuli):

  • gastrointestinali: diarrea, nausea, vomito, crampi addominali, fino a disidratazione (l’epitelio GI è in continua proliferazione);
  • depressione midollare: riduzione dei neutrofili circolanti (la funzione del midollo va comunque preservata);
  • più rare: neuropatia, miopatia, tossicità cardiovascolare, epatotossicità, alopecia.

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