Displasia Congenita dell’Anca

Definizione

La displasia congenita dell’anca (o lussazione congenita dell’anca) è una malformazione complessa dell’apparato locomotore caratterizzata da una lassità del legamento che mantiene la testa del femore stabilmente all’interno dell’acetabolo. Rappresenta l’esempio clinico classico di malattia multifattoriale a variazione discontinua, determinata dalla combinazione di fattori genetici di suscettibilità e influenze ambientali.


Eziopatogenesi

Componente Genetica

Presenta una forte componente genetica:

  • Mappatura cromosomica: si osserva un’associazione con geni mappati sul cromosoma X. Di conseguenza, la patologia colpisce prevalentemente le femmine.
  • Epidemiologia: in Italia si registra una marcata variabilità geografica dell’incidenza (es. in Lombardia, e in particolare nella zona della Brianza, si riscontra un’incidenza significativamente più elevata rispetto alla media nazionale).

Componente Ambientale

L’esposizione ambientale nel periodo neonatale influisce in modo determinante sull’insorgenza e sulla gravità della lussazione:

  • Fattore di rischio: la pratica di fasciare strettamente i neonati impedendo il movimento libero degli arti inferiori (gambe estese e unite) ostacola il corretto allineamento articolare e favorisce la lussazione della testa del femore.
  • Fattore protettivo: l’abitudine di portare i bambini in marsupi o fasce che mantengono le gambe divaricate (caratteristica storica di alcune popolazioni di nativi americani) favorisce il corretto accoppiamento femoro-acetabolico, azzerando quasi l’incidenza di displasia.


Diagnosi

  • Screening neonatale: in Lombardia viene effettuato uno screening universale mediante ecografia delle anche nei primi mesi di vita per valutare lo stato dell’acetabolo e la stabilità articolare prima che l’accrescimento osseo renda permanente la malformazione.

Terapia

L’intervento terapeutico precoce sfrutta la plasticità articolare del neonato per guidare il corretto accrescimento:

  1. Casi lievi: mantenimento delle gambe in posizione divaricata, spesso ottenuto semplicemente posizionando due pannolini sovrapposti al neonato.
  2. Casi moderati/gravi: applicazione di un tutore specifico per mantenere divaricate e flesse le cosce fino al completo consolidamento dell’articolazione acetabolare.

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