Tecniche di Bandeggio Cromosomico
Le tecniche di bandeggio cromosomico consentono di identificare e distinguere in maniera univoca i singoli cromosomi mediante la colorazione selettiva di bande trasversali (chiare/scure o fluorescenti/non fluorescenti) lungo l’asse cromosomico, creando un “barcode” caratteristico per ciascuna coppia di omologhi.

Tipologie di Bandeggio
Si utilizzano principalmente quattro tipologie di bandeggio a seconda del trattamento molecolare e del colorante impiegati:
1. Bande G (G-banding)
È la tecnica più diffusa in ambito diagnostico.
- Trattamento: I cromosomi metafasici vengono pretrattati con l’enzima proteolitico tripsina (che digerisce parzialmente le proteine cromosomiche) e successivamente colorati con il colorante Giemsa.
- Risultato: Si ottiene un pattern alternato in cui le bande scure corrispondono a regioni ricche in basi A-T (generalmente a replicazione tardiva ed eterocromatiche), mentre le bande chiare corrispondono a regioni ricche in basi G-C (eucromatiche, attive e ricche di geni).
2. Bande Q (Q-banding)
Rappresenta storicamente la prima tecnica di bandeggio sviluppata.
- Trattamento: Colorazione con quinacrina, un fluorocromo specifico.
- Risultato: La quinacrina si lega al DNA senza una preferenza assoluta di sequenza, ma nelle regioni ricche in basi A-T la fluorescenza è chimicamente più stabile e decade molto più lentamente, apparendo quindi più luminosa (bande fluorescenti stabili), mentre nelle zone G-C la fluorescenza si estingue rapidamente. Il pattern è sovrapponibile a quello delle bande G.
3. Bande R (R-banding o Reverse-banding)
Fornisce un pattern esattamente opposto (inverso) rispetto a quello dei bandeggi G e Q. Le bande scure corrispondono alle regioni ricche in basi G-C. Si ottiene tramite due metodiche alternative:
- Metodo termico: Denaturazione controllata al calore in soluzione salina tamponata, seguita da colorazione con Giemsa. Il calore denatura selettivamente le regioni ricche in A-T (aventi un punto di fusione termica inferiore), lasciando intatte le regioni ricche in G-C che incorporano il colorante.
- Metodo BrdU (Bromodeossiuridina): Si aggiunge BrdU (un analogo strutturale della timina) alla coltura cellulare durante la fase tardiva della replicazione del DNA (fase S tardiva).
- La BrdU si incorpora selettivamente nelle regioni a replicazione tardiva, ossia l’eterocromatina (ricca in A-T).
- Successivamente, i cromosomi vengono colorati con Arancio di Acridina.
- Le regioni eucromatiche, che si replicano precocemente (G-C rich) e non hanno incorporato la BrdU, emettono una fluorescenza caratteristica, mentre le zone ricche in A-T (eterocromatina marcata con BrdU) appaiono spente.
- Utilità clinica: Questa variante del bandeggio R viene utilizzata per distinguere il cromosoma X attivo dal cromosoma X inattivo (eterocromatico a replicazione tardiva) nella coppia di eterosomi femminili, consentendo di valutare se un cromosoma X riarrangiato sia funzionalmente silenziato o attivo.
4. Bande C (C-banding)
Tecnica altamente selettiva per la visualizzazione dell’eterocromatina.
- Trattamento: Pretrattamento con soluzioni acide e basiche (es. idrossido di bario) seguito da colorazione Giemsa.
- Risultato: Determina la colorazione esclusiva delle regioni di eterocromatina costitutiva, localizzate principalmente a livello dei centromeri e delle costrizioni secondarie (es. sui cromosomi 1, 9, 16 e sul braccio lungo del cromosoma Y).
Risoluzione del Cariotipo
La risoluzione del bandeggio dipende dal grado di condensazione dei cromosomi al momento del blocco mitotico:
- Risoluzione standard: In metafase si contano solitamente dalle 400 alle 500 bande per corredo aploide. Questa risoluzione consente di rilevare sbilanciamenti o riarrangiamenti strutturali di dimensioni non inferiori a 10 megabasi (Mb).
- Alta risoluzione: Bloccando le cellule in prometafase (fase in cui i cromosomi sono più lunghi e meno condensati), è possibile contare fino a 800 o più bande, consentendo di identificare microdelezioni e anomalie di dimensioni inferiori. Questa tecnica è tuttavia complessa da allestire e interpretare.
Rilevanza Clinica: Studio dell’Instabilità Genomica (Sindrome di Bloom)
La marcatura con BrdU trova applicazione nello studio dell’instabilità cromosomica.
- Nella sindrome di Bloom (causata da mutazioni autosomiche recessive nel gene codificante per l’elicasi BLM, deputata al mantenimento della stabilità genomica), le cellule mostrano un tasso eccezionalmente elevato di ricombinazioni omologhe.
- Per dimostrare questa instabilità si esegue il saggio di Sister Chromatid Exchange (SCE): le cellule vengono fatte replicare per due cicli consecutivi in presenza di BrdU.
- La colorazione successiva rivela un pattern a scacchiera (“harlequin chromosomes”) dovuto al continuo scambio reciproco di segmenti di DNA tra i cromatidi fratelli, reperto diagnostico patognomonico della sindrome di Bloom e correlato a una marcata suscettibilità allo sviluppo di neoplasie.
🔗 Collegamenti
- Cariotipo — 🔬 reperto diagnostico
- Cromosomi — 📋 fa parte di
- Mutazione — ⬇️ conseguenza
- Mosaicismo — 🔄 confronto