Trapianto di Midollo Osseo

È un trapianto del tutto diverso dagli altri: si trapiantano cellule totipotenti emopoietiche. Si esegue in patologie ematologiche come insufficienza midollare, patologie tumorali o immunodeficienze primarie.

Condizionamento del ricevente

Prima di impiantare le cellule del donatore è necessario distruggere il midollo osseo del ricevente con chemio o radioterapia. La distruzione del midollo del ricevente:

  • Libera le nicchie midollari per le cellule totipotenti del donatore.
  • Previene la distruzione del midollo trapiantato da parte delle cellule allo-reattive del ricevente.

Modalità in base al donatore

  1. Autologo: usato in assenza di un donatore compatibile. Le cellule del midollo del paziente vengono depurate dalle cellule tumorali e reinnestate. Poiché non si sa esattamente come identificare le cellule tumorali, ha un altissimo tasso di recidiva.
  2. Singenico: cellule staminali totipotenti da un gemello omozigote.
  3. Allogenico (la grande maggioranza dei casi): cellule staminali da un parente o da un volontario donatore.

Modalità terapeutiche

  1. Mieloablativa (la più tradizionale): la chemioterapia distrugge completamente le cellule del midollo del ricevente prima dell’innesto. Vantaggio: distruzione completa della malattia. Svantaggio: mortalità molto alta (circa 30-35%). Riservata a pazienti giovani e in buona salute.
  2. Miniablativa (la più recente e usata): dosi di chemioterapia più basse, che non distruggono completamente il midollo. Le nuove cellule vengono innestate e per alcuni anni il paziente è una chimera (cellule vecchie e nuove insieme). Vantaggi: mortalità più bassa (15% contro 35%) e capacità delle nuove cellule di attaccare quelle tumorali (“Graft versus lymphoma”).

Ricostituzione immunitaria e chimerismo

In poche settimane il sistema immune si ricostituisce: le nuove cellule totipotenti si differenziano subito in NK e granulociti, poi compaiono linfociti T e B. Il paziente è una chimera: le cellule emopoietiche hanno l’HLA del donatore, tutte le altre cellule l’HLA del ricevente. La presentazione dell’antigene è possibile solo se alcuni HLA sono condivisi tra donatore e ricevente.

Graft versus host reaction (GvHR)

A differenza degli altri trapianti, qui non si ha un rigetto dell’ospite verso il trapianto (“host versus graft”), ma del trapianto verso l’ospite (“Graft versus host reaction”). Le cellule del donatore, con HLA diverso, riconoscono come non-self i tessuti del ricevente e li aggrediscono, provocando necrosi di cute, reni, intestino e fegato; può portare a morte e richiede una prolungata terapia immunosoppressiva.

La GvHR è provocata dalle cellule T mature presenti nel midollo trapiantato: la loro eliminazione previene la GvHR, ma ostacola l’attecchimento del midollo per motivi ancora sconosciuti. Il successo del trapianto dipende quindi da un complesso equilibrio tra quantità di cellule immuni mature trapiantate e impiego di immunosoppressori.

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