Tempistiche del Recupero e Continuità Riabilitativa

Fase acuta e mobilizzazione precoce

Dopo l’evento acuto esiste una fase iniziale di recupero spontaneo, sostenuta da numerosi meccanismi di plasticità, come la produzione di proteine e molecole che favoriscono la riorganizzazione neuronale: in questa fase il cervello è particolarmente ricettivo ai cambiamenti.

Per questo è fondamentale mobilizzare precocemente il paziente, già nelle prime ore e nei primi giorni, per recuperare l’escursione articolare e prevenire i danni dell’immobilità.

Analisi del recupero motorio dopo stroke: performance dei singoli pazienti nel compito “raccolta di piccoli oggetti” (z-score nel tempo) e traiettorie medie modellate per sottogruppo — recupero rapido (croci verdi), lento (cerchi blu) e deficitario (triangoli rossi); z = 0 corrisponde alla media dei controlli sani. Fonte: Abela E. et al., Brain Struct Funct 2015 (PMC4549385, CC BY).

Fase sub-acuta

Le prime settimane rappresentano la fase acuta, seguite dalla fase sub-acuta, che in genere coincide con il periodo in cui il paziente viene dimesso dalle strutture riabilitative, spesso uno-due mesi dopo l’evento.

Fase cronica e continuità

Il percorso riabilitativo non deve interrompersi alla dimissione: il recupero funzionale continua nei mesi successivi e richiede interventi specifici protratti nel tempo, inclusa la fase cronica (oltre i primi tre mesi, che sono la finestra di massima efficacia degli interventi). Nei casi in cui permangono esiti stabili, il paziente può necessitare di interventi riabilitativi anche a distanza di anni, per mantenere i livelli funzionali raggiunti.

Nella fase cronica assumono un ruolo crescente il gaming riabilitativo, la realtà virtuale e la robotica (Riabilitazione Robotica, Ausili e Tecnologie), che permettono di affiancare alla riabilitazione tradizionale interventi ad alta intensità.

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