Glicogenosi

Accumulo intracellulare anomalo di glicogeno dovuto a difetti enzimatici del metabolismo del glicogeno. Il glicogeno si deposita in eccesso nel citoplasma delle cellule che normalmente lo immagazzinano (epatociti, cardiomiociti).

Glicogenosi epatica (tipo I e II)

Accumulo massivo di glicogeno nel citoplasma degli epatociti.

Aspetto istologico (ematossilina-eosina): citoplasma pallido con zone otticamente vuote, perché il glicogeno viene rimosso durante la preparazione del vetrino. La cellula assume un aspetto “a cellula vegetale”, con bordo cellulare ben definito.

Colorazioni specifiche:

  • Rosso carminio (carminio di Best) / PAS: evidenziano il glicogeno.
  • Rosette nel citoplasma → glicogenosi tipo I.
  • Rosette nei lisosomi → glicogenosi tipo II.

Cosa sono le “rosette”. Sono gli aggregati di glicogeno che, alla colorazione specifica, appaiono come granuli tondeggianti raggruppati, con aspetto a rosellina/fiore. Indicano dove il glicogeno si è accumulato: liberi nel citoplasma (tipo I) o racchiusi dentro i lisosomi rigonfi (tipo II).

Difetti enzimatici e sede dell’accumulo

La sede dell’accumulo dipende da quale enzima manca, e questo cambia anche la gravità:

  • Tipo I – malattia di von Gierke: deficit di glucosio-6-fosfatasi, l’enzima che libera glucosio dal glicogeno. Il glicogeno (strutturalmente normale) si accumula nel citoplasma di fegato e rene. Conseguenze soprattutto metaboliche: grave ipoglicemia a digiuno, epatomegalia.
  • Tipo II – malattia di Pompe: deficit di α-glucosidasi acida (maltasi acida), l’enzima lisosomiale che degrada il glicogeno. Il glicogeno si accumula dentro i lisosomi, che si rigonfiano e possono rompersi.

Citoplasma vs lisosomi — perché conta.

  • Causa: nel citoplasma (tipo I) il difetto è in un enzima del metabolismo citosolico; nei lisosomi (tipo II) il difetto è nell’idrolasi lisosomiale.
  • Conseguenza: l’accumulo citoplasmatico dà soprattutto squilibri metabolici (ipoglicemia); quello lisosomiale è più distruttivo per la cellula, perché i lisosomi sovraccarichi si rompono e liberano enzimi idrolitici → danno cellulare diretto, particolarmente grave nelle cellule che non si rinnovano (muscolo, cuore).

Glicogenosi del miocardio

Stesso principio nel muscolo cardiaco: accumulo intracellulare di glicogeno, evidenziato dalle colorazioni specifiche. È tipico della malattia di Pompe (tipo II), in cui l’accumulo lisosomiale colpisce il cuore: il miocardio si infarcisce di glicogeno e va incontro a cardiomegalia massiva e cardiomiopatia ipertrofica, con compromissione della contrattilità e scompenso cardiaco precoce (nelle forme infantili, spesso letale nel primo anno). È un esempio di come un accumulo intracellulare “passivo” comprometta meccanicamente cellule perenni che non possono essere sostituite.

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