Dopamina e Offerta Dopaminergica dell’Ambiente

Vie dopaminergiche: in evidenza le proiezioni mesolimbica e mesocorticale. Fonte: Wikimedia Commons, «Mesolimbic mesocortical pathway.png» (Pancrat; CC BY-SA 3.0).

La trappola dopaminergica

La dopamina è una delle 4 vie neuro-biochimiche della felicità del Cervello Emotivo, la meno nobile: dà felicità e gratificazione istantanea, e quando viene prodotta induce a non smettere con lo stimolo che ne ha determinato la produzione.

Oggi si osserva la più grande quantità di micropolitossicità e di patologia cronico-degenerativa correlata ai funzionamenti dopaminergici (Macromonotossicità e Micropolitossicità): la via dopaminergica ci ha reso obesi, dipendenti, consumatori di psicotropi, ludopatici. Secondo il docente sarà la via che nelle prossime migliaia di anni il cervello abbandonerà più velocemente, perché è la meno funzionale.

Perché l’evoluzione l’ha selezionata

Il sistema è ideale in condizioni di carenza (il “deserto” e la “quaresima” in cui vivevano i nostri nonni e bisnonni): la dopamina è l’identificatore dell’oasi nel deserto, che dice di non lasciarsela scappare perché non si sa quando se ne troverà un’altra. Un bisnonno che entrasse oggi in un ipermercato, abituato alla carenza di cibo, riceverebbe dal cervello il messaggio costante “c’è cibo → prendilo!” e mangerebbe più cibo possibile.

L’esperimento del buffet

Per cinque decenni consecutivi, bambini di seconda elementare della stessa scuola, in un giorno fisso dell’anno, dopo le stesse lezioni, invece della mensa sono stati portati a un buffet allestito come in un villaggio vacanze, con il mandato di mangiare quanto e ciò che volevano; il pasto veniva videoregistrato. I bambini degli anni ‘60, ‘70 e ‘80 raggiungevano la sazietà introducendo metà del cibo introdotto dai bambini degli anni ‘90 e 2000.

È il concetto di offerta di dopamina dell’ambiente: in un tempo di sovrabbondanza dopaminergica il cervello non riesce a resettarsi su nuovi funzionamenti e mantiene le strategie di sopravvivenza apprese in migliaia di anni di evoluzione. Sul tema esiste un saggio di psichiatria e sanità pubblica intitolato L’era della dopamina.

La metafora del cactus

Il cervello attuale è un cactus nato e cresciuto nel deserto e trapiantato in una foresta pluviale: per non marcire dovrebbe cambiare completamente le modalità di assorbimento dell’acqua, ma in un assetto ormai consolidato non ci riesce, continua ad assorbire acqua e marcisce.

La parola dell’anno scelta dall’Oxford nel 2024 è stata brain rot (“cervello che marcisce”), che ricalca la metafora del cactus trapiantato in un ambiente ultra-neurotossico per i suoi bisogni di preservazione. Quella dell’anno successivo è rage bait.

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