Epatite C in Italia

Prevalenza ed effetto coorte

L’Italia ha un’alta presenza di portatori cronici HCV-RNA+ come sorgente d’infezione (Epidemiologia dell’Epatite C).

La prevalenza presenta un effetto coorte: è più elevata nelle coorti nate intorno al 1945 (nati negli anni ‘40–‘50, che hanno acquisito l’infezione negli anni del picco epidemico) ed è via via più bassa nelle generazioni successive. In quegli anni erano presenti rischi poi scomparsi, legati soprattutto alle condizioni igieniche: ha contato quindi la prevenzione generale, non solo quella specifica (Prevenzione delle Malattie Infettive).

Andamento dei casi notificati

  • L’andamento è in diminuzione, ma dal 2022 c’è una piccola ripresa, abbastanza preoccupante da meritare sorveglianza (Sorveglianza Epidemiologica).
  • I casi notificati sono la punta dell’iceberg di un’infezione per lo più asintomatica; il dato è di morbosità più che di incidenza (Epatite C (HCV)).
  • Il sesso maschile è il più colpito: 66,7%, nelle fasce d’età dai 35 anni in su.
  • I fattori di rischio riferiti sono: esposizioni nosocomiali, trattamenti di bellezza, esposizione sessuale, tossicodipendenza, convivenza (Trasmissione dell’Epatite C).

Mancanza di uno studio di popolazione

Nel profilo OMS delle politiche nazionali (Strategia OMS di Eliminazione delle Epatiti Virali) l’Italia risulta in rosso per il monitoraggio della prevalenza: non esistono studi di prevalenza rappresentativi della popolazione italiana.

  • Gli studi disponibili riguardano micro-popolazioni: piccoli paesi o zone con una prevalenza “segregata”. Bastava che un barbiere di un piccolo paese negli anni ‘60–‘70 avesse diffuso l’infezione per trovare lì prevalenze altissime.
  • Per questo l’Italia è stata a lungo vista, anche a livello europeo, come un paese mediterraneo ad elevata endemia per l’epatite C: probabilmente c’era qualcosa di vero, ma non tutto.
  • Senza un punto di partenza e senza un monitoraggio della situazione è difficile valutare il raggiungimento dell’eliminazione.

Confronto con l’epatite B

Per l’epatite B la mancanza di uno studio di popolazione pesa meno, perché:

  • esiste il programma di vaccinazione da più di 40 anni: la popolazione tra 0 e 45 anni è protetta, anche se non tutti avranno risposto o avranno un titolo anticorpale protettivo (Politica Vaccinale anti-HBV in Italia);
  • lo screening obbligatorio delle gravide costituisce un importante osservatorio, che restituisce una prevalenza pressoché nulla o molto bassa. È parziale: riguarda solo il sesso femminile, e sfuggono le donne in età fertile senza figli;
  • l’epatite B è più facilmente sintomatica, quindi il dato di incidenza è quasi una vera incidenza.

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