Politica Vaccinale anti-HBV in Italia
Dalla strategia selettiva alla vaccinazione universale
Con i primi vaccini plasma-derivati (1981, Vaccino anti-Epatite B) si pose il problema della strategia di impiego (Strategie Vaccinali):
- strategia selettiva, rivolta ai gruppi a maggior rischio di infezione e di complicanze;
- politica vaccinale universale.
Nei primi anni ‘80 la maggior parte dei Paesi, Italia compresa, adottò la strategia selettiva: tra le categorie a rischio operatori sanitari, figli di madri HBsAg positive, emofilici e altri gruppi. L’obiettivo era contenere l’infezione, ma la strategia si rivelò inefficace, un vero fallimento (Controllo, Eliminazione ed Eradicazione).
Nel 1991 l’OMS spinse per la vaccinazione universale, che si dimostrò molto più efficace. Alcuni Paesi mantengono tuttora una strategia selettiva.
Raccomandazioni OMS e scelta italiana
L’OMS raccomanda di vaccinare tutti i neonati entro 24 ore dalla nascita per prevenire la trasmissione verticale. In Italia la vaccinazione inizia dal secondo mese di vita, possibile perché il rischio di trasmissione verticale nel nostro Paese è praticamente nullo (Epatite B in Italia).
Legge del 27 maggio 1991
L’Italia è stato il primo Paese industrializzato a bassa endemia per HBV ad accogliere la raccomandazione OMS e a raggiungere bassi livelli di endemia. La legge stabilisce:
- obbligo vaccinale per tutti i nuovi nati (Politiche Vaccinali (Obbligo e Volontarietà));
- strategia a doppia coorte: vaccinazione anche di tutti gli adolescenti al 12° anno. In 12 anni si coprivano così tutte le coorti di nascita da 0 a 24 anni; dal 2003 non è più necessario vaccinare i dodicenni;
- screening obbligatorio di tutte le donne in gravidanza nel terzo trimestre, per identificare i neonati a rischio e attuare una doppia prevenzione, attiva e passiva, entro 24 ore dalla nascita (Screening);
- raccomandazione (non obbligo) della vaccinazione per i gruppi ad elevato rischio, comunque gratuita.
Categorie a rischio (PNPV 2023–2024)
Il Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2023–2024 prevede, oltre alle classi di età, le categorie a rischio (Vaccinazioni per Categorie a Rischio):
- soggetti con epatopatia cronica, HIV positivi, diabetici, dializzati;
- rischio professionale: operatori sanitari, tatuatori, piercer, addetti allo smaltimento dei rifiuti (Vaccinazioni degli Operatori Sanitari). Per questi soggetti è prevista la verifica della sieroconversione, non eseguita nelle altre categorie;
- conviventi, soprattutto nel caso di anziani assistiti da badanti: una sfida perché richiede una buona conoscenza del nucleo familiare.
Coperture vaccinali
- Nelle coorti di nuovi nati lieve flessione nel 2015–2016; il richiamo all’obbligatorietà ha riportato le coperture a livelli accettabili, intorno al 95%, con difficoltà a mantenere stabilmente l’obiettivo (Coperture Vaccinali in Italia, Legge 119-2017 (Decreto Vaccini)).
- Il problema principale sono le categorie a rischio, con coperture spesso inferiori a quelle raccomandate.
- Grazie alla politica del 1991 esistono oggi intere coorti di nascita tra 0 e 42 anni completamente coperte.
🔗 Collegamenti
- Vaccino anti-Epatite B — 💊 vaccino impiegato
- Prevenzione dell’Epatite B — 📋 fa parte di
- Strategie Vaccinali — 📋 applicazione (selettiva vs universale)
- Controllo, Eliminazione ed Eradicazione — 🔗 obiettivi della strategia
- Politiche Vaccinali (Obbligo e Volontarietà) — 🔗 obbligo vaccinale
- Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) — 📋 categorie a rischio
- Coperture Vaccinali in Italia — 🔬 coperture
- Epatite B in Italia — ⬇️ effetto sull’incidenza