Screening

Definizione

Identificazione precoce di malattie asintomatiche in soggetti clinicamente non manifesti; è lo strumento della Prevenzione Secondaria. Si propone per malattie cronico-degenerative con lungo periodo di latenza; nelle malattie infettive ha scarsa applicazione (eccezioni in Prevenzione delle Malattie Infettive). (Sezione espansa con: sbobina 03)

Test di screening vs test diagnostici

I test di screening differiscono dai test diagnostici: non possiedono la stessa completezza di caratteristiche richieste per una diagnosi accurata, ma devono comunque avere qualità specifiche, come sensibilità e specificità.

Requisiti del test

La disponibilità di test di screening non è sempre garantita; devono essere:

  • Rapidi nell’esecuzione e nella restituzione dei risultati.
  • Sicuri: chi si sottopone al test è in quel momento un individuo sano, e questa condizione va mantenuta.
  • Attendibili: in termini di sensibilità e specificità.
  • Associati a disponibilità di terapia.

(Integrazione da: sbobina 03) Il test deve essere:

  • sufficientemente sensibile da mettere in evidenza le fasi precliniche;
  • il meno invasivo possibile: l’invasività ne determina l’accettabilità da parte della popolazione, soprattutto in uno screening di massa. Proporre a tutti una colonscopia sarebbe impossibile: al primo livello si usa il sangue occulto nelle feci, e solo dopo la colonscopia;
  • dotato di adeguate sensibilità e specificità. È meglio un test di primo livello sensibile, affiancato da un secondo livello più specifico o quasi diagnostico. Il sangue occulto nelle feci è molto sensibile ma poco specifico, perché non dice se c’è un tumore del colon: si passa quindi al secondo livello, più specifico e meno sensibile.

Tutti i test di screening condividono questa caratteristica. Anche un HPV-DNA positivo non deve allarmare: non indica un tumore della cervice uterina, ma solo la presenza dell’agente virale.

Tipologie

  • Selettivi: rivolti a popolazioni a rischio.
  • Di massa: destinati a tutta la popolazione, eventualmente divisa per fasce d’età o per sesso (di fatto l’intera popolazione da tot anni a tot anni).

(Integrazione da: sbobina 03)

  • Selettivi: rivolti a gruppi appartenenti a una categoria specifica con una più elevata probabilità di ammalarsi, ad esempio categorie selezionate per esposizione professionale, come gli esposti all’amianto.

  • Di massa: non possono riguardare tutte le problematiche di salute; si introducono quando c’è un’incidenza significativa, come per gli screening oncologici (mammella, HPV-DNA che ha parzialmente sostituito il Pap test, sangue occulto nelle feci per il colon). Si discute la potenziale introduzione dello screening per il tumore del polmone.
  • Screening neonatali: riguardano malattie rare, con incidenza molto bassa, ma per le quali è dimostrata un’ampia efficacia: permettono di individuare i bambini su cui intervenire immediatamente, fino a eliminare il difetto.

Esempi:

  • Screening neonatali.
  • Screening oncologici: sono sempre di massa, ma su popolazioni selezionate.
    • Tumore della mammella: donne tra 50 e 69 anni (in alcune regioni il limite è più alto). Invito con lettera a casa (non è una comunicazione attiva). Mammografia ogni due anni, con esami di secondo livello in caso di anomalie.
    • Tumore del collo dell’utero: a lungo il test principale è stato il Pap test, recentemente sostituito per alcune fasce d’età dalla ricerca di HPV DNA, a partire dai 25–30 anni (non prima, per la storia naturale dell’infezione da HPV). Non è uno screening per la positività all’HPV, ma per la presenza di lesione neoplastica.
    • Tumore del colon-retto: ricerca del sangue occulto nelle feci tra 50 e 69 anni, estendibile fino a 74 anni in alcune regioni. Fino a qualche anno fa era rivolto solo agli uomini, oggi anche alle donne perché i dati epidemiologici sono cambiati: prima indicavano prevalenza e incidenza maggiori nel sesso maschile, ora sono praticamente allineate.

Requisiti organizzativi e normativi


(Integrazione da: sbobina 03)

  • Organizzazione sanitaria: serve una struttura in grado di sostenere lo screening e di proporlo alla popolazione. Spesso la chiamata è attiva: ad esempio, le donne a 50 anni ricevono a casa la lettera di invito (screening a chiamata attiva).
  • Norma: alla base di ogni screening c’è una norma, che individua le popolazioni a cui proporlo, la fascia d’età e le priorità (ad esempio per sesso: lo screening del sangue occulto nelle feci è nato maschile ed è stato esteso alle donne quando l’incidenza femminile del tumore del colon è diventata significativa).
  • Rapporto costi-benefici: va valutato quanto costa uno screening di massa, confrontando la spesa con l’efficacia ottenuta, anche in termini di risparmio sulle cure. Per essere riconosciuto dal Servizio Sanitario e rientrare nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) uno screening deve rispettare anche questo criterio, perché le risorse sono per definizione limitate.

⚠️ Discrepanza tra sbobine: la sbobina 01 riporta che l’invito con lettera a casa “non è una comunicazione attiva”; la sbobina 03 definisce lo stesso invito “screening a chiamata attiva”.

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