Prevenzione Secondaria
Target e obiettivo
Rispetto alla Prevenzione Primaria il target è diverso: si interviene su soggetti con malattia clinicamente non manifesta, cercando l’identificazione precoce di malattie asintomatiche, cioè facendo Screening.
L’obiettivo è identificare i casi asintomatici e indirizzarli verso un trattamento che migliori sopravvivenza e qualità della vita.
(Integrazione da: sbobina 03) Il target non è più il sano ma l’apparente sano: chi non sa di avere una malattia allo stadio iniziale e soprattutto non ne manifesta la sintomatologia. Essendo clinicamente non manifesto, non viene conteggiato nell’incidenza. Si parla di diagnosi precoce, ma gli strumenti sono test di screening, con caratteristiche molto diverse dai test diagnostici. Al riscontro deve seguire la possibilità di intervenire con trattamenti chirurgici, terapeutici o curativi che, anche senza eliminare il problema, migliorino lo stato di salute, la sopravvivenza o la qualità della vita.
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Condizioni di applicabilità
- La malattia deve avere un prolungato periodo di latenza: una fase asintomatica in cui è presente ma non ancora manifesta.
- Per questo si applica soprattutto alle malattie cronico-degenerative. Nelle malattie infettive ha scarsa applicazione, perché poche hanno un periodo di latenza prolungato; le eccezioni (HBV, HCV, HIV nei donatori di sangue) sono in Prevenzione delle Malattie Infettive.
- Devono essere disponibili test di screening con determinate caratteristiche: rapidità di esecuzione e di refertazione, sicurezza, attendibilità.
- Deve esistere un trattamento adeguato: il percorso si chiude con la proposta di un intervento terapeutico, e un test di screening non viene proposto se non è possibile far seguire una terapia.
Non tutte le malattie hanno terapie adeguate o test idonei allo screening: per questo sono poche le malattie per cui esiste un vero programma di Screening.
(Sezione espansa con: sbobina 03)
Effetti epidemiologici
(Integrazione da: sbobina 03) L’obiettivo non è tanto risolvere il problema di salute, quanto incidere su alcuni indicatori:
- riduzione della mortalità, grazie all’intervento precoce;
- diminuzione della prevalenza;
- nessun effetto sulla riduzione dell’incidenza.
Se si introduce un nuovo test di screening o si cambia il tipo di test, si può osservare un aumento dell’incidenza. È un falso aumento: i casi esistevano già, ma non potevano essere messi in evidenza perché mancava la sintomatologia.
Ruolo degli interventi educativi
(Integrazione da: sbobina 08) La prevenzione secondaria lavora su una popolazione di presunti sani in cui si ipotizza che alcuni soggetti abbiano già una malattia a uno stadio precoce. La strategia cardine è il test di Screening, con i suoi parametri di validità (sensibilità, specificità, efficacia, valore predittivo positivo e negativo), ma anche qui gli interventi educativi sono fondamentali.
Molti soggetti invitati alle campagne di screening arrivano alla diagnosi in stadio avanzato perché non hanno aderito alla proposta. È il Triangolo Bisogno-Offerta-Domanda: si offre una campagna di screening perché si sa che la popolazione ne ha bisogno, ma resta il problema dei non responder (chi non risponde all’offerta di prevenzione). In questo schema lo strumento non è migliorare il test di screening: la grande fatica della prevenzione secondaria è educare, cioè integrare lo screening con una buona offerta educativa.
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🔗 Collegamenti
- Livelli di Prevenzione — 📋 fa parte di
- Screening — 🔗 strumento principale
- Prevenzione Primaria — ⬅️ livello precedente
- Prevenzione Terziaria — ➡️ livello successivo
- Prevalenza e Incidenza — 🔬 effetti su prevalenza e incidenza
- Triangolo Bisogno-Offerta-Domanda — 🔗 i non responder
- Interventi Educativi in Sanità Pubblica — 💊 educazione all’adesione