Tridimensionalità della Salute negli Interventi Educativi

Secondo “triangolo” utile nella progettazione degli Interventi Educativi in Sanità Pubblica: la Salute intesa come migliore equilibrio raggiungibile tra tre dimensioni, organica, psicologica e sociale. Un intervento educativo deve curarle tutte e tre.

L’errore tipico

L’errore dei colleghi di Brescia (→ Interventi Educativi in Sanità Pubblica) è stato lavorare molto bene sulla dimensione organica, che maneggiavano con competenza, dimenticando quasi del tutto (o completamente) le altre dimensioni.

Esempio: educazione alimentare in un Liceo delle Scienze Umane

I fallimenti sono il punto di partenza per capire cosa non funziona.

  • Intervento: un’associazione di nutrizionisti vince un bando per un intervento di educazione alimentare per gli studenti del biennio, finalizzato a promuovere il miglior palinsesto alimentare possibile: lavoro intenso su LARN, nutrienti ed errori alimentari più comuni. Il modello era sensato: a 14–15 anni, con il cambio del metabolismo e le nuove esigenze nutrizionali, gli studenti sono molto sensibili al tema.
  • Esito: a fine anno le classi coinvolte mangiavano peggio che a inizio anno; l’anno successivo l’associazione ha dovuto correggere tutto il lavoro.
  • Chi era il target: gli studenti del Liceo delle Scienze Umane sono per l’80–90% ragazze. Gli studi di Epidemiologia Comportamentale mostrano che:
    • tra i 13 e i 16 anni le ragazze normopeso dichiarano di aver fatto negli ultimi 30 giorni qualcosa di attivo con l’obiettivo di perdere peso;
    • nel sottogruppo sottopeso (che dovrebbe aumentare di peso), il 30% nell’ultimo mese ha fatto qualcosa di attivo per perdere peso.
  • Perché è fallito: i nutrizionisti hanno spinto sulla credenza che “il cibo nutre”, ma le informazioni si sono inserite nella cornice di senso delle credenze già presenti, “il cibo ingrassa” e “magro è bello”. Le studentesse hanno usato le molte informazioni ricevute per selezionare ancora di più i cibi a basso introito calorico, e a fine anno si malnutrivano.
  • Correzione: si è tornati nelle classi a lavorare non più sull’evidenza che il cibo nutre, ma sullo smontare le credenze “il cibo ingrassa” e “magro è bello”: un lavoro soprattutto sull’immagine corporea e sulla normalizzazione, nei contesti socio-culturali delle ragazze, della magrezza come fattore di attribuzione di valore. Questo ha permesso di riformulare anche il lavoro sugli aspetti nutrizionali.

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