Vaccinazioni degli Operatori Sanitari

Un’infermiera riceve il vaccino anti-COVID-19 a Vicenza (8 gennaio 2021): le prime vaccinazioni erano riservate agli operatori sanitari. Fonte: Wikimedia Commons, «Vicenza healthcare worker receives first COVID-19 vaccine (6476063).jpg» (U.S. Army Garrison Italy photo by Maria Cavins; Public domain).

Obbligo e raccomandazione

Per gli operatori sanitari non esiste un obbligo vaccinale generale, ma raccomandazioni molto stringenti. In Italia si è discusso a lungo di introdurre l’obbligo, perché gli operatori hanno spesso tassi di copertura molto bassi, senza arrivarci.

Alcune regioni hanno fatto da apripista con una valutazione del rischio da parte del medico competente: l’operatore privo di protezione veniva assegnato a mansioni differenti o sospeso. La prima è stata l’Emilia-Romagna, che ha stabilito che un operatore non vaccinato è un rischio per sé stesso e soprattutto per i pazienti: veniva sospeso dall’attività finché non recuperava la protezione (obbligatorietà mascherata, Politiche Vaccinali (Obbligo e Volontarietà)).

L’approccio serve a interrompere le catene di contagio verso i pazienti: spesso vengono riportate epidemie di influenza, COVID-19, morbillo o varicella la cui sorgente di infezione era un operatore non vaccinato (Serbatoio e Sorgente di Infezione, Catena Infettiva).

Vaccinazioni raccomandate

  • Epatite A: trasmissione oro-fecale. Il contatto con materiale fecale del paziente è possibile ma evitabile con Lavaggio delle Mani e DPI (soprattutto guanti). Il rischio esiste per chi lavora in laboratori che manipolano il virus: oltre a lavaggio delle mani, DPI, cappe e dispositivi di protezione collettiva, è consigliato il rinforzo con l’immunizzazione.
  • Epatite B: raccomandata per tutto il personale sanitario, con attenzione ai neoassunti. In Italia è obbligatoria dal 1991 e comprende anche il personale già in servizio non vaccinato o che aveva rifiutato. Sono inclusi gli studenti dei corsi di laurea delle professioni sanitarie (da vaccinare all’inizio del tirocinio) e i volontari in ambito sanitario (trasporto sanitario — Croce Bianca, Rossa, Blu): per questi non è obbligatoria, ma alcune associazioni e direttori sanitari (come in Emilia-Romagna) la richiedono per l’entrata in servizio.
  • Influenza: raccomandata per tutti gli operatori sanitari.
  • TBE (meningoencefalite da zecca).
  • MPR (morbillo, parotite, rosolia): per gli operatori sieronegativi o che non ricordano di aver avuto la malattia, perché privi di protezione naturale.
  • Varicella: stesse indicazioni dell’MPR. La varicella è sintomatica in quasi il 100% dei casi e facilmente riconoscibile: un’anamnesi positiva basta per considerare il soggetto immunizzato naturalmente. Resta raccomandata per i suscettibili a contatto con neonati, bambini, donne gravide o immunodepressi.
  • Pertosse (dTpa): per operatori sanitari e sociosanitari, con attenzione a chi assiste donne gravide e neonati.
  • Rabbia: in base al rischio di esposizione.
  • Antitubercolare: fino a qualche anno fa obbligatoria per tutti gli operatori sanitari e per gli studenti dell’area sanitaria; oggi l’obbligo è limitato agli operatori a rischio di esposizione a ceppi multi-farmaco resistenti.

Razionale

Le raccomandazioni tengono conto della valutazione del rischio e del ruolo del sanitario, responsabile verso sé stesso, i familiari e i pazienti. L’obiettivo primario non è tanto la protezione individuale quanto l’interruzione della catena del contagio verso i pazienti. Poiché le coperture degli operatori restano non ottimali, sono un bersaglio specifico delle Strategie per Incrementare le Coperture Vaccinali.

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