Unità Sanitaria Locale (USL)

Principio

Accanto all’articolo 1 della 1978, un altro articolo fondamentale del SSN, modificato più volte e in continuo rimaneggiamento, contiene una caratteristica segnalata dall’OMS come la strategia migliore per un servizio sanitario. Il servizio sanitario britannico non l’aveva e l’ha recuperata solo negli anni ‘80–‘90.

L’Italia è un territorio con laghi, mari, isole e montagne: nell’intuizione del legislatore ci sono cittadini con esigenze diverse. Il SSN va quindi suddiviso in tante parti, tali da assicurare a ogni cittadino tutto ciò di cui ha bisogno nel suo ambito: è come se il SSN venisse tradotto in un piccolo territorio dove il cittadino trova ciò che gli serve.

L’unità sanitaria locale

  • L’unità sanitaria locale è la parte del SSN che si interfaccia con il cittadino, nel suo stretto circondario. Ha cambiato nome moltissime volte.
  • L’unità sanitaria locale di Lecco e quella di Lampedusa hanno gli stessi servizi, ma calibrati diversamente sulle diverse esigenze dei cittadini.
  • Dividere il territorio in tante piccole aree in cui il cittadino trova tutto è un concetto che molte organizzazioni sanitarie hanno copiato.

Oggi: i bisogni di primo livello

Oggi si sa che non è possibile avere tutto in ogni territorio, perché si punta a un sistema hub and spoke. Nel piccolo territorio (la “Roccacannuccia” di turno) deve esserci tutto ciò che serve per i bisogni di primo livello:

Lì il cittadino ottiene una prima risposta; sarà questa struttura territoriale a occuparsi di rispondere ai bisogni superiori (vedi Dall’Ospedale al Territorio).


(Integrazione da: sbobina 20) Con l’Aziendalizzazione del SSN (Leggi 502-1992 e 517-1993) l’USL diventa Azienda Sanitaria Locale (ASL).

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