Carcinoma Microinvasivo della Mammella (pT1mi)

Il carcinoma microinvasivo — fino a 1 mm di diametro — ha una probabilità di metastasi esistente ma molto piccola, intorno al 2-3%; quando il coinvolgimento linfonodale c’è, riguarda pochi linfonodi e la prognosi resta eccellente.

➔ Il carcinoma microinvasivo non è un carcinoma invasivo “in piccolo”, ma un istotipo a sé stante, con caratteristiche biologiche proprie e prognosi eccellente: è un carcinoma che, pur essendo invasivo, è incapace di progredire.

La riprova sta nel trattamento: non si eseguono terapie farmacologiche (se non il Tamoxifen a scopo protettivo) nemmeno quando siano presenti fattori prognostici negativi come l’assenza di recettori estro-progestinici o l’espressione di HER2 a livello 3+.

Diagnosi: i marcatori mioepiteliali

La diagnosi si fonda sulla valutazione della presenza di cellule infiltranti. Per essere certi che le cellule siano davvero invasive si ricorre ai marcatori delle cellule mioepiteliali: le proliferazioni in situ, sia duttali sia lobulari, sono corredate alla periferia da queste cellule.

Derivando dalle unità terminali duttulo-lobulari — formate da cellule luminali delimitate da cellule basali/mioepiteliali — le proliferazioni neoplastiche che riempiono l’unità mantengono le cellule mioepiteliali alla periferia.

➔ Per valutare l’infiltrazione si esegue un’immunoreazione per un marcatore mioepiteliale come p63: se l’aggregato è sprovvisto di cellule mioepiteliali, si tratta di carcinoma infiltrante. p63 è il marcatore di differenziazione basale/mioepiteliale più sensibile e specifico disponibile.

⚠️ Esistono tumori che coinvolgono le stesse cellule mioepiteliali, sia benigni sia maligni con potenzialità metastatizzanti: il carcinoma mioepiteliale è un tumore con capacità metastatizzante le cui cellule esprimono marcatori di differenziazione mioepiteliale.

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