Diagnosi dell’Adenoma Pleomorfo (Citologia, Istologia e GFAP)

Citologia agoaspirativa

L’adenoma pleomorfo è facilmente diagnosticabile con citologia agoaspirativa, perché è costituito da:

  • una componente epiteliale-duttale, con strutture tondeggianti;
  • una componente mioepiteliale.

Entrambe le componenti sono immerse in uno stroma spesso mixoide, ricco di sostanza fondamentale, che può andare incontro anche a fenomeni di metaplasia cartilaginea.

Metacromasia

La matrice dell’adenoma pleomorfo ha una composizione muco-polisaccaridica. Nei preparati citologici o istologici, con particolari reazioni istochimiche, questa assume una tonalità di colore differente per metacromasia: la capacità di un colorante di virare in un colore diverso dalla propria tonalità di base, in funzione della composizione chimica delle molecole alle quali è esposto.

La colorazione blu di Giemsa ha queste proprietà: la matrice mixocondroide o mixoide viene colorata in rosso, mentre le cellule vengono colorate in blu. Questa combinazione è altamente suggestiva di adenoma pleomorfo e si identifica facilmente anche in citologia agoaspirativa.

Il “tumore misto benigno” e la transizione epitelio-mesenchimale

Un tempo il termine tumore misto benigno nasceva dal riconoscimento di una componente mesenchimale e di una componente epiteliale con differenziazione luminale-duttale e mioepiteliale. Oggi si sa che si tratta di un tumore mioepiteliale in cui la componente mesenchimale è espressione di una differenziazione in senso mesenchimale delle cellule epiteliali, secondo il fenomeno della transizione epitelio-mesenchimale, largamente presente anche in condizioni di normalità, come nella guarigione delle ferite.

Istologia e varianti

La caratteristica è la duplice differenziazione epiteliale-duttale e mioepiteliale, ma le due componenti possono essere quantitativamente diversificate: nella maggior parte dei casi sono entrambe rappresentate, ma ci possono essere squilibri verso l’una o l’altra. Esistono quindi aree a prevalente differenziazione epiteliale o mioepiteliale, che non vanno confuse con un adenoma a prevalente composizione epiteliale — come l’adenoma a cellule basali — o con un tumore a prevalente differenziazione mioepiteliale come il mioepitelioma.

  • Esistono lesioni in cui la componente mixoide è prevalente.
  • Esistono varianti cellulate, in cui la componente cellulata è di gran lunga maggioritaria e quella simil-mesenchimale è poco rappresentata: possono essere confuse con neoplasie maligne.
  • Esistono tumori a prevalenza mioepiteliale con caratteristiche plasmacitoidi, in cui le cellule assomigliano a plasmacellule.

Mitosi e necrosi

Tipicamente l’adenoma pleomorfo non presenta mitosi né necrosi. Soprattutto dopo citologia agoaspirativa può però presentare un certo grado di mitosi: è il tipico tumore che il patologo inesperto scambia per maligno.

La necrosi deve essere sempre assente, a meno che non esista una ragione plausibile che la giustifichi, perché nei tumori delle ghiandole salivari è indicativa di malignità (vedi Criteri di Malignità dei Tumori Salivari).

GFAP

Una caratteristica interessante dell’adenoma pleomorfo è l’immunoreattività per la proteina fibrillare acida della glia (GFAP), che normalmente si ritrova in astrociti e oligodendrociti, ma anche nelle cellule a differenziazione cartilaginea come quelle di cartilagine ialina.

Pur non essendo esclusiva di questa patologia, l’immunoreattività per GFAP è molto caratteristica: in presenza di una significativa positività si può orientare la diagnosi verso l’adenoma pleomorfo, perché la GFAP è tipicamente assente nei carcinomi — come l’adenoide-cistico, che può simulare il pleomorfo — e nei tumori di tipo monomorfo.

In un citoincluso con tipico quadro di adenoma pleomorfo si ritrovano marcatori di differenziazione luminale-duttale (citocheratine) e marcatori di differenziazione mioepiteliale (actina muscolo liscio), con positività diffusa per proteina gliofibrillare acida: la combinazione orienta verso la diagnosi di adenoma pleomorfo.

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