Metodiche di Esame Istopatologico del Linfonodo Sentinella

Nella pratica si taglia un certo numero di sezioni con intervalli di 50-100 µm, che vengono colorate in ematossilina-eosina; le rimanenti si scartano o si destinano a esami molecolari.

Quando l’esame è in definitivo, poiché la valutazione puramente morfologica di molte sezioni è lunga e tediosa, in molti centri i protocolli prevedono anche colorazioni per le citocheratine, che facilitano moltissimo l’identificazione delle cellule epiteliali.

➔ L’esame in ematossilina-eosina resta il gold standard, perché permette di confermare morfologicamente che le cellule positive alle citocheratine siano effettivamente neoplastiche. La conferma è necessaria perché nei linfonodi ascellari si riscontrano talvolta ectopie di parenchima mammario: l’esame immunoistochimico può quindi risultare falsamente positivo e non è sufficientemente specifico.

Metodiche molecolari

Hanno avuto grande sviluppo 10-15 anni fa. Si utilizzava in particolare la PCR quantitativa, che ricerca gli RNA messaggeri di geni espressi dalle cellule epiteliali — un pool di antigeni epiteliali come la citocheratina 19.

Il problema è l’impiego dell’intero linfonodo: l’RNA delle cellule neoplastiche viene diluito in quello di tutte le altre cellule, in larghissima parte normali. Questa enorme diluizione riduce la sensibilità, che risulta pari al 75-80% di quella delle tecniche morfologiche in ematossilina-eosina e di quelle immunoistochimiche. La probabilità di identificare cellule tumorali equivale così a quella di un esame morfologico con intervalli di sezione di 1,5-2 mm.

➔ Le tecniche molecolari sono utili esclusivamente per l’identificazione delle metastasi e inaffidabili per la ricerca di micrometastasi e ITC.

L’altro grande handicap è l’impossibilità del controllo morfologico di ciò che viene giudicato positivo, con il rischio che ectopie mammarie linfonodali di 3-5 mm vengano etichettate come metastasi, determinando un’indicazione impropria alla dissezione ascellare.

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