Neoplasia Intraepiteliale Vulvare (VIN) e Carcinoma Vulvare

Neoplasia intraepiteliale vulvare di grado 3 (VIN 3), biopsia dell’area perineale di una donna di 65 anni: cellule squamose pleomorfe. Fonte: Wikimedia Commons (Ed Uthman, MD, CC BY-SA 2.0).

Epidemiologia

Il carcinoma vulvare è una neoplasia maligna rara: la sua frequenza è pari a un ottavo di quella del carcinoma cervicale e rappresenta il 3% di tutti i tumori genitali femminili. Due terzi dei casi riguardano donne di età superiore ai 60 anni. Il carcinoma squamocellulare è il tipo istologico più frequente di cancro vulvare.

Le due vie di cancerogenesi

Il carcinoma vulvare si classifica in due forme con eziologia, patogenesi e caratteristiche istologiche diverse, ciascuna preceduta da una propria lesione precancerosa.

Via HPV-correlata — carcinomi basaloidi e verrucosi (30%)

Correlati all’infezione da HPV ad alto rischio, soprattutto HPV-16. Si manifestano in donne più giovani, con picco tra i 50 e i 60 anni.

Originano dalla neoplasia intraepiteliale vulvare classica, lesione precancerosa HPV-correlata che colpisce soprattutto donne in età fertile. I fattori di rischio sono gli stessi delle lesioni squamose intraepiteliali della cervice (molteplici partner sessuali, partner maschile con partner sessuali multipli). Il rischio di progressione a carcinoma invasivo è più elevato nelle donne di età superiore ai 45 anni o immunosoppresse.

Via HPV-indipendente — carcinomi squamocellulari cheratinizzanti (70%)

Colpiscono donne più anziane, con picco tra i 70 e gli 80 anni. Originano dalla neoplasia intraepiteliale vulvare differenziata, che insorge soprattutto in donne con lichen scleroatrofico o iperplasia a cellule squamose di lunga durata.

Si ipotizza che l’irritazione epiteliale cronica contribuisca a una graduale evoluzione verso il fenotipo maligno attraverso l’acquisizione di mutazioni driver di oncogeni e oncosoppressori: nella VIN differenziata si riscontrano mutazioni di TP53.

Morfologia

VIN classica

Lesione biancastra (ipercheratosica) o pigmentata, lievemente rilevata. Microscopicamente: ispessimento dell’epidermide, atipia nucleare, aumento delle mitosi e mancata maturazione cellulare — un quadro simile a quello delle lesioni squamose intraepiteliali della cervice (SIL).

I carcinomi che ne derivano:

  • Carcinoma basaloide: sviluppo endofitico con ulcerazione centrale; nidi e cordoni di piccole cellule fittamente stipate, immature, reminiscenti degli elementi dello strato basale dell’epitelio normale; possibili focolai di necrosi centrale.
  • Carcinoma verrucoso: architettura papillare esofitica e atipia coilocitica prominente.

VIN differenziata

Marcata atipia dello strato basale dell’epitelio squamoso, con maturazione e differenziazione epiteliale apparentemente normali negli strati più superficiali.

Il carcinoma che ne deriva è il carcinoma squamocellulare cheratinizzante invasivo: nidi e lingule di epitelio squamoso maligno con prominenti perle di cheratina centrali.

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