Antistaminici Anti-H1 di Terza Generazione

Sono i metaboliti attivi dei farmaci di seconda generazione. Essendo molto potenti, la dose è più bassa rispetto al farmaco di seconda generazione. Principali: desloratadina, fexofenadina, levocetirizina.

Una precisazione sulla definizione

«Metaboliti attivi» vale alla lettera per desloratadina (da loratadina) e fexofenadina (da terfenadina). La levocetirizina non è un metabolita: è l’enantiomero R della cetirizina, già presente nel racemo, isolato perché è lui a portare praticamente tutta l’affinità per H1. Due strategie industriali diverse — metabolite switch e chiral switch — con lo stesso esito pratico: stessa efficacia a metà dose.

Il vantaggio principale è che, essendo già metaboliti terminali, non subiscono ulteriore metabolismo: non risentono delle fluttuazioni del CYP3A4, non interferiscono con altri farmaci e sono meno soggetti a variabilità. Sono quindi indicati nei pazienti in trattamento con inibitori del CYP3A4 — macrolidi come claritromicina ed eritromicina, antifungini azolici come l’itraconazolo. Non hanno proprietà aritmogena: è precisamente il difetto della terfenadina che questa categoria è nata per eliminare.

Meccanismi d’azione

Tre attività:

  1. Antistaminico (antagonismo H1);
  2. Antiallergico;
  3. Antinfiammatorio (effetto modesto), indiretto: una volta bloccato H1, si ha inibizione di leucotrieni e citochine.

Farmacocinetica

  • Effetto rapido 15-20 minuti dopo la somministrazione.
  • Monosomministrazione giornaliera sufficiente.
  • Eliminati immodificati attraverso rene e fegato, non essendo metabolizzati. La via di eliminazione è prevalentemente renale (caratteristica condivisa con la seconda generazione, ma più marcata qui) — con l’eccezione della fexofenadina, che esce per l’80% con la bile.
  • Possono essere somministrati insieme ad altri farmaci.

Il rovescio dell'eliminazione renale

Se il farmaco non viene metabolizzato ed esce con le urine, il parametro da guardare non è più la funzione epatica ma la clearance della creatinina. Levocetirizina e desloratadina richiedono un aggiustamento di dose nell’insufficienza renale; la fexofenadina, che ha la via biliare, ne richiede molto meno ed è quella da preferire nel nefropatico.

Indicazioni

Riniti allergiche, orticaria acuta, dermatite atopica (anche se esistono opzioni migliori), asma bronchiale allergico, allergie ai farmaci.

Controindicazioni

  • Gravidanza e allattamento (principali). Nota: quando un antistaminico in gravidanza serve davvero, le opzioni con maggiore esperienza d’uso restano quelle di seconda generazione — loratadina e cetirizina.
  • Cautela nell’insufficienza epatica grave pur non essendo metabolizzati: si interviene riducendo il rischio di sovraesposizione.

Molecole della classe

MolecolaDa chi derivaCosa la distingue
Desloratadinametabolita della Loratadina5 mg contro 10: la dimostrazione letterale della «dose più bassa perché più potente». Emivita ~27 h, la più lunga; esiste un fenotipo di scarsi metabolizzatori
Fexofenadinametabolita della Terfenadinala meno sedativa in assoluto; eliminazione biliare; ⚠️ i succhi di frutta ne riducono l’assorbimento fino al 60% inibendo l’OATP intestinale
Levocetirizinaenantiomero R della Cetirizina, non metabolitaeliminazione renale immodificata ~85% → dose da ricalibrare sulla clearance; nessun aggiustamento epatico

⚠️ Indicazioni del docente

Sull’allergia ai farmaci: non si imposta mai di routine un trattamento associando l’antistaminico al farmaco responsabile. Se compare un sintomo di allergia, soprattutto broncospasmo o senso di chiusura della glottide (possibile premonizione di shock anafilattico), si sospende il farmaco. Solo nel caso di una “banale” orticaria modesta — e specialmente con farmaci salvavita non sospendibili — il medico può scegliere di proseguire la terapia coprendola con l’antistaminico. Massima cautela: le forme inizialmente lievi possono evolvere catastroficamente.

Sui tempi: il Tmax (picco di concentrazione) è di 15-20 minuti ed è sempre anticipato rispetto al picco di attività farmacologica. La durata d’azione non coincide con l’intensità d’azione: per questo i farmaci di prima generazione, pur con durata di ~12 ore, richiedono più somministrazioni quando il livello inibitorio non è soddisfacente.

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