Bias di Genere e Popolazioni Sottostudiate
Gli studi approvativi (vedi Sviluppo di un Farmaco) tendono a essere condotti sul paziente ideale: giovane, senza comorbidità, storicamente di sesso maschile. Questo per ridurre le variabili confondenti, ma genera evidenze che non rispecchiano la reale popolazione d’uso, lasciando alcune fasce sistematicamente sottostudiate.
Bias di genere
Circa l’80% dei farmaci oggi in uso è stato sperimentato su popolazioni prevalentemente maschili, talvolta con zero donne. La giustificazione addotta per anni: le fluttuazioni ormonali della donna (specie in premenopausa) “mascherano” l’azione biologica del farmaco, oltre alla possibilità di gravidanza. Ne deriva un’ampia parte della conoscenza farmacologica viziata da questo bias. Le entità regolatorie stanno ora imponendo soglie minime (es. ≥50% di donne) per concedere l’approvazione.
Nei dati di farmacovigilanza le donne riportano quasi sempre un’incidenza più alta di effetti avversi. Non perché “si lamentino di più” (ipotesi smentita da studi), ma perché i farmaci non sono studiati né approvati specificamente per la popolazione femminile, e la posologia andrebbe adeguata: nel ~90% dei casi i farmaci sono approvati con lo stesso dosaggio per uomini e donne.
Caso vaccino Covid: approvato con un dosaggio unico per tutta la popolazione adulta. Date le differenze biologiche (sistema immunitario e peso) ci si attendeva un effetto diverso tra i sessi; un grande studio italiano sugli operatori sanitari mostrò nelle donne concentrazioni anticorpali significativamente più alte e maggiore incidenza di effetti avversi, due fenomeni correlati. La differenza riguardava l’intera popolazione femminile, senza distinzione pre/postmenopausa. Non furono sviluppati due dosaggi distinti per una logica di mercato: studiare dosaggi differenti richiede studi aggiuntivi e costi che, se l’ente regolatorio non li impone, l’azienda non sostiene.
Popolazione pediatrica
Analogo problema: i bambini non sono una popolazione redditizia e i trial pediatrici sono complessi, quindi il ~90% dei farmaci usati nei bambini non ha studi specifici. Si ricorre all’extrapolation: si adatta la dose dell’adulto trattando il bambino come un “piccolo adulto” — approccio scorretto, perché il bambino è altra cosa (es. in rianimazione neonatale il corredo di enzimi che metabolizzano i farmaci cambia di ora in ora).
⚠️ Indicazioni del docente
Segnalare gli effetti avversi è un dovere del medico, soprattutto su terapie nuove o per effetti non già noti: chiedere al farmacista ospedaliero o segnalare direttamente sulla piattaforma online di farmacovigilanza. I dati sono pubblici nei depositi di FDA ed EMA.
🔗 Collegamenti
- Sviluppo di un Farmaco — ⬆️ origina dal disegno degli studi di fase 3 sul paziente ideale
- Enti Regolatori e Approvazione del Farmaco — 🔗 impongono soglie di inclusione e raccolgono le segnalazioni