Farmaci “me too”

Secondo la definizione AIFA, i farmaci “me too” sono medicinali i cui benefici clinici per il paziente sono solitamente simili a quelli ottenibili con molecole già note. Nascono quando un’azienda, vedendo il successo commerciale di un farmaco capostipite di una classe, sviluppa una propria molecola analoga per entrare in quel mercato.

I me too non sono mai del tutto identici al capostipite: per ragioni di commercializzazione e marketing si introduce una sfumatura che renda preferibile il proprio farmaco (es. minori interazioni, migliore profilo in una specifica popolazione). Andando a vederne le differenze, in una stessa classe si trovano molecole più adatte all’anziano, all’insufficiente renale, o con meno interazioni. È la farmacocinetica a permettere di distinguere le peculiarità di ciascun me too e di scegliere, per il singolo paziente, la terapia più adatta — sfruttando a suo favore quella che nasce come strategia aziendale.

Esempi

  • Anticoagulanti: dai dicumarolici come il warfarin — a ristretto indice terapeutico, che obbligavano al monitoraggio periodico dell’INR — si è passati agli anticoagulanti orali diretti, con effetto analogo ma senza necessità di monitorare l’INR. In circa sei anni sono usciti cinque farmaci diversi, di aziende diverse, con la stessa azione.
  • Inibitori di pompa protonica: lansoprazolo, omeprazolo, esomeprazolo; le differenze tra loro sono in termini di farmacogenetica.

Rilevanza per la rimborsabilità

Per un me too il SSN può rimborsare allo stesso prezzo già fissato per gli altri della classe, oppure negare il rimborso quando esistono già più farmaci equivalenti e meno costosi (vedi Enti Regolatori e Approvazione del Farmaco).

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