Nefrotossicità da Aminoglicosidi

Necrosi tubulare acuta renale, preparato istologico. Si osservano i tubuli con epitelio appiattito e perdita dell’orletto a spazzola, nuclei rarefatti e detriti cellulari nel lume: è il quadro morfologico che chiude la sequenza descritta qui sotto — accumulo del farmaco nelle cellule del tubulo prossimale, fosfolipidosi, morte cellulare. Immagine di Amadalvarez, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons).

Circa il 20% dei pazienti trattati con Aminoglicosidi sviluppa nefrotossicità. Correla con la quantità di farmaco somministrata ed è caratterizzata da accumulo e ritenzione dell’aminoglicoside nelle cellule del tubulo prossimale. La concentrazione nella corticale renale persiste a lungo: anche dopo un’unica somministrazione, e fino a 3 mesi dopo somministrazioni ripetute. La streptomicina è l’unico aminoglicoside che non si concentra nella corticale renale.

Meccanismo

Accumulo del farmaco nei lisosomi e mitocondri delle cellule con bordo a spazzola. Il danno segue il legame ai fosfolipidi di membrana → alterazione del turnover metabolico, fosfolipidosi e morte cellulare. Più alta è la carica dell’aminoglicoside, più forte è il legame con le cariche negative dei fosfolipidi: la neomicina, che con i suoi sei gruppi amminici è la più carica della classe, è la più nefrotossica — al punto che la via sistemica le è preclusa e sopravvive solo per uso orale e topico.

Il danno è in genere reversibile alla sospensione.

Prevenzione e fattori aggravanti

Pochi strumenti terapeutici. Aiutano: monitoraggio dei livelli plasmatici, corretta idratazione, monosomministrazione giornaliera. L’associazione con altri farmaci nefrotossici peggiora il danno, e ognuno colpisce il tubulo per una via propria: le polimixine (danno diretto di membrana), i glicopeptidi (Vancomicina), l’amfotericina B (pori nella membrana tubulare), la ciclosporina (vasocostrizione dell’arteriola afferente), alcune cefalosporine — in particolare il ceftazidime — e la furosemide, che aggrava per deplezione di volume.

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