Recettori per le IgE

Esistono due recettori per le IgE, distinti per affinità.

FcεRII — bassa affinità

Recettore Fc come quelli del resto del corso: lega l’Fc di un anticorpo attivato (cioè già legato all’antigene). È espresso in modo ubiquitario su tutti i linfociti e la sua espressione aumenta quando la cellula è attivata (le citochine ne incrementano l’espressione).

FcεRI — alta affinità

Fa eccezione alla regola generale: cattura le IgE senza che l’anticorpo sia legato al suo target ed è espresso costitutivamente anche su cellule resting, senza alcuna infiammazione né citochine. Per questo la vita normale di un mastocita è con le IgE già legate; appena l’allergene si lega all’anticorpo, in frazioni di secondo il mastocita degranula.

La concentrazione del recettore è una grande differenza tra atopici e non atopici: un individuo normale ha circa 20.000 recettori per cellula, un atopico fino a 200.000 (fino a 10 volte di più), risultando 10 volte più prono a reagire.

Meccanismo di degranulazione

Il recettore Fc è monovalente (un recettore lega una IgE), ma per attivarsi devono essere presenti contemporaneamente due recettori Fc con anticorpi attivati e ravvicinati. Ne consegue che l’allergene deve essere almeno bivalente: due IgE vicine devono legare la stessa molecola di allergene, così da avvicinare due recettori Fc e innescare la trasduzione del segnale (cross-linking).

A valle del cross-linking:

  • Si attiva l’adenilato ciclasi.
  • La fosfolipasi C agisce sui microtubuli del citoscheletro promuovendo la fusione dei granuli preformati con la membrana e la secrezione del contenuto.
  • La fosfolipasi A2 attiva la produzione di mediatori neosintetizzati, che finiscono anch’essi nei granuli e vengono secreti.

Mediatori rilasciati

  • Preformati: istamina, eparina, citochine varie.
  • Neosintetizzati (via ciclo-ossigenasi e lipo-ossigenasi): prostacicline, trombossani, leucotrieni.
  • Enzimi: triptasi e chimasi.

Il danno tissutale ha due fonti principali: l’istamina e gli enzimi. Questi ultimi servono perché il sistema è evoluto per aggredire elminti (oggetti non fagocitabili da distruggere con molecole tossiche); inoltre le metalloproteasi rimodellano la matrice per consentire alle cellule immunitarie di muoversi nei tessuti — degradandola, però, danneggiano i tessuti stessi.

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