Tipologie di Rigetto
Il rigetto porta alla distruzione dell’organo trapiantato e si classifica clinicamente in 4 tipi, in base alla tempistica e ai meccanismi coinvolti:
- Iperacuto: minuti/ore, da anticorpi allo-reattivi preformati a titolo alto.
- Accelerato: pochi giorni, da anticorpi allo-reattivi preformati a titolo più basso e cellule T sensibilizzate.
- Acuto: poche settimane, da attivazione primaria delle cellule T.
- Cronico: mesi o anni, da linfociti T, anticorpi, immunocomplessi e reazioni cellulari lente. Rappresenta il 90% della problematica clinica.
Rigetto iperacuto
Ormai molto raro. È mediato da anticorpi specifici contro un antigene dell’organo trapiantato; essendo già in circolo, il riconoscimento è quasi immediato.

Si divide in due tipi:
- Mediato da IgM: presenti in soggetti trasfusi più volte, dirette contro gli antigeni del gruppo AB0. Nelle trasfusioni multiple possono essere state usate sacche non completamente compatibili, con sviluppo di IgM; se poi si trapianta un organo dello stesso gruppo AB0, le IgM riconoscono subito gli antigeni, attivano il complemento e distruggono l’organo.
- Mediato da IgG: tipico delle donne multipare. Nel feto sono espressi sia gli HLA del padre (non-self) sia quelli della madre (self); la madre sviluppa anticorpi contro l’HLA paterno. Se l’organo trapiantato esprime lo stesso HLA, le IgG preformate si legano subito, attivano il complemento e distruggono l’organo.
L’attivazione del complemento porta a trombosi vascolare e necrosi delle pareti vasali, con ischemia del tessuto in pochi minuti. Le cellule endoteliali producono fattori che mediano l’adesione e l’aggregazione delle piastrine.
Il rigetto accelerato ha lo stesso meccanismo dell’iperacuto, ma si verifica in presenza di anticorpi a titolo più basso e si sviluppa più lentamente.
Rigetto acuto
Di due tipi:
- Cellulare (la grande maggioranza dei casi): mediato dai linfociti T CD4 che producono citochine, le quali attivano i CD8; questi riconoscono l’HLA I tissutale e inducono la lisi diretta con necrosi delle cellule parenchimali.
- Vascolare: mediato da IgG contro le cellule endoteliali che esprimono MHC II, con attivazione del complemento e infiammazione. È meno frequente, si osserva soprattutto nel topo.

Rigetto cronico
Il rigetto acuto può evolvere in due modi: raggiungere un livello clinico che richiede alte dosi di immunosoppressione, oppure restare subdolo e incontrollato. Il rigetto cronico è essenzialmente una successione di rigetti acuti subclinici (attacchi minimi, insufficienti a produrre un quadro clinico significativo) ripetuti per anni.
Ogni attacco dei CD8 distrugge un po’ di tessuto, che viene rimpiazzato — tramite riparazione fisiologica — da tessuto fibrotico cicatriziale. Dopo anni il parenchima funzionale residuo non è più sufficiente a mantenere la funzione. Si aggiunge un’ischemia cronica progressiva, dovuta alla proliferazione delle cellule muscolari lisce vascolari con conseguente aterosclerosi e riduzione del flusso all’organo.

È la principale causa di perdita d’organo, ma essendo subdolo è di diagnosi difficile. Viene monitorato con:
- Studio della funzionalità d’organo: nel rene, clearance della creatinina o azotemia.
- Biopsia: ricerca di materiale fibrotico. Inizialmente eseguita ogni 3-6 mesi, poi solo in caso di fondati sospetti.
🔗 Collegamenti
- Rigetto del Trapianto — 📋 meccanismo generale del rigetto
- Sistema del Complemento — 🔗 mediatore del rigetto iperacuto e vascolare
- Linfociti T Citotossici (CTL) — 🔗 effettori del rigetto acuto cellulare
- Prevenzione del Rigetto e Terapia Immunosoppressiva — 💊 contrasto del rigetto