Frattura dello Scafoide

Definizione

Frattura insidiosa perché lo scafoide ha una vascolarizzazione termino-terminale.

Eziologia

In genere da caduta sul palmo aperto, con la mano atteggiata a protezione, estesa.

Fisiopatologia

Se la frattura interrompe l’arteria, l’osso che non riceve più afflusso ematico può non guarire (Pseudoartrosi) ed evolvere in osteonecrosi dello scafoide (vedi Osteonecrosi). Se la situazione non è riconosciuta, il tessuto viene riassorbito, l’osso si perde e con esso la forza nella presa; lo scafoide necrotico va in instabilità e causa dolore. Il rischio è maggiore nelle fratture molto scomposte, che sono un’indicazione chirurgica.


(Integrazione da: sbobina 18) La vascolarizzazione è retrograda: l’arteriola va in senso distale e poi torna indietro. Con la frattura il sangue arriva alla parte distale ma non a quella prossimale, e ne deriva la necrosi del polo prossimale dello scafoide.

Altri distretti a rischio di devascolarizzazione sono l’omero prossimale e la testa del femore: per questo alcune di queste fratture vengono protesizzate, altrimenti l’osso va in necrosi.

Quadro clinico

Dolore elettivo a livello della tabacchiera anatomica e del tubercolo dello scafoide.

Diagnosi

RX standard + proiezioni per scafoide (oblique).

Terapia

  • Gesso antibrachio-metacarpale comprendente il 1° dito, con polso radializzato e lievemente esteso, per 90–120 giorni: la durata è legata alla scarsa vascolarizzazione.
  • Frattura molto scomposta: riduzione chirurgica con vite e innesto osseo prelevato dalla cresta iliaca.

(Integrazione da: sbobina 18) Di solito si tratta con un tutore che blocca anche il primo dito, eventualmente con piccole viti.

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