CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cells)

Linfociti T geneticamente modificati per esprimere un recettore artificiale (CAR, Chimeric Antigen Receptor) che riconosce un antigene tumorale senza bisogno di MHC.

Struttura del CAR

Recettore chimerico costruito combinando parti diverse (anticorpo + molecole di segnalazione T-cellulare):

  • Porzione extracellulare — parte variabile di un anticorpo che riconosce un antigene sulla cellula tumorale (es. CD19 nei linfomi B), senza necessità di MHC.
  • Porzione transmembrana — ancora il recettore alla membrana del linfocita T.
  • Porzione intracellulare — catena CD3ζ (ITAM) + domini co-stimolatori (4-1BB o CD28), che attivano la cellula T e ne potenziano risposta e sopravvivenza.

Procedura

  1. Prelievo — si raccolgono i linfociti T dal sangue del paziente (leucocitaferesi).
  2. Ingegnerizzazione genetica — con un vettore virale (retrovirus o lentivirus) si introduce il gene del recettore CAR nei linfociti T.
  3. Espansione in vitro — i linfociti modificati vengono coltivati e fatti proliferare fino a miliardi di cellule (≈10¹⁰).
  4. Infusione nel paziente — prima dell’infusione il paziente esegue una chemioterapia di linfodeplezione (elimina parte dei linfociti endogeni, così le CAR-T si espandono meglio); poi le CAR-T vengono reinfuse.
  5. Attivazione e azione — al riconoscimento dell’antigene (es. CD19 sulle cellule B tumorali) si attivano come linfociti T citotossici, rilasciano perforine e granzimi e uccidono le cellule tumorali.

Indicazioni e limiti

Le CAR-T anti-CD19 (contro cellule B) sono efficaci in leucemie e linfomi B. Nei tumori solidi l’efficacia è più limitata, per problemi di accesso e immunosoppressione locale.

Oggi si inserisce anche un gene suicida, che permette di eliminare le CAR-T in caso di effetti avversi.

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