Microbiota

L’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi con l’organismo, soprattutto negli organi di barriera (pelle, mucose, intestino). Non viviamo in sterilità ma in equilibrio con milioni di microbi. Il microbiota intestinale ha impatto su molte malattie, non solo intestinali ma anche sistemiche (es. cervello): se viene danneggiato, ci sono ripercussioni sistemiche.

Barriere intestinali

La convivenza si regge su una barriera multistrato che tiene i batteri a distanza senza sterilizzare il lume. Dall’esterno verso l’interno:

  1. Doppio strato di muco (prodotto dalle cellule caliciformi) → uno strato esterno lasso, dove i batteri risiedono, e uno interno denso e quasi sterile, che impedisce il contatto diretto con l’epitelio.
  2. Peptidi antimicrobici → le cellule di Paneth (nelle cripte) secernono defensine, lisozima e altre molecole battericide che modellano la composizione del microbiota vicino all’epitelio.
  3. IgA secretorie → anticorpi rilasciati nel lume che legano i batteri e ne limitano l’adesione senza scatenare infiammazione (immunità “neutralizzante”, non distruttiva).
  4. Epitelio con giunzioni strette (tight junctions) → sigilla lo spazio tra le cellule; la sua integrità decide quanto è “permeabile” la barriera. Contiene anche linfociti intraepiteliali pronti a eliminare i patogeni.
  5. Cellule dendritiche → sentinelle che campionano gli antigeni luminali (anche estendendo prolungamenti tra le cellule epiteliali) e orientano la risposta verso la tolleranza o l’attacco.

Composizione

Molto eterogenea: lattobacilli, batteri digestivi, patogeni opportunistici (es. E. coli), probiotici, fino a ceppi che danneggiano gravemente l’epitelio (es. i ceppi di E. coli aderenti-invasivi associati al morbo di Crohn).

Eubiosi e disbiosi

  • Eubiosi fisiologica → i batteri producono cataboliti benefici (es. acidi grassi a catena corta) che diffondono e aiutano il corpo. Una maggiore variabilità del microbiota lo rende più stabile (come una foresta con specie diverse è più resistente agli attacchi); se la variabilità cala, aumentano le patologie.
  • Disbiosi → squilibrio dovuto a una barriera più permissiva che lascia passare i batteri. Meno cataboliti benefici → effetto sistemico negativo. I batteri rilasciano componenti come l’LPS, che attiva l’immunità innata → infiammazione cronica, con molecole infiammatorie che finiscono nel sangue.

L’eubiosi è davvero “un’infiammazione di basso livello”? In senso stretto è più corretto parlare di tono immunitario fisiologico (“physiological inflammation”): l’intestino sano mantiene un livello basale di attivazione immunitaria — cellule immunitarie residenti, un po’ di citochine, IgA — che serve a sorvegliare e contenere il microbiota. Non è flogosi vera (no danno tissutale, no reclutamento massivo di neutrofili): è uno stato regolato e tollerogenico (Treg, IL-10) volutamente tenuto acceso a bassa intensità. Diventa infiammazione patologica solo quando la barriera cede e il segnale supera la soglia regolatoria (→ disbiosi, IBD). Quindi: sì, c’è un’attività immunitaria di fondo continua, ma è controllata by design, non un’infiammazione cronica in miniatura.

Microbiota della pelle

Anche la pelle ha un proprio microbiota e barriere immunitarie. È meno esposta dell’intestino e la colonizzazione è minore, ma sempre presente.

Ipotesi di Akdis (epithelial barrier hypothesis)

Molte patologie croniche infiammatorie — allergie, asma, dermatite atopica, malattie autoimmuni e infiammatorie intestinali — sono in aumento nei paesi industrializzati negli ultimi decenni. Cezmi Akdis propone che il fattore comune sia il danno alle barriere epiteliali: le sostanze introdotte dall’industrializzazione aggrediscono direttamente l’epitelio e ne aprono le giunzioni strette.

Agenti chiamati in causa: detergenti ed emulsionanti (tensioattivi che sciolgono lo strato di muco e le membrane), enzimi dei detersivi, additivi alimentari, microplastiche, inquinanti, fumo. Il meccanismo:

  1. la barriera diventa permeabile (“leaky epithelium”);
  2. microbi, allergeni e prodotti batterici (LPS) penetrano oltre l’epitelio;
  3. si instaura un’infiammazione di basso grado persistente e una disbiosi;
  4. il tono immunitario alterato predispone a malattie allergiche e autoimmuni.

È una rilettura/estensione dell’ipotesi dell’igiene: non conta solo la ridotta esposizione ai microbi in età precoce, ma anche il danno attivo che l’ambiente moderno infligge alle barriere.

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