Infiammazione Cronica
Detta anche istoflogosi, è la forma di infiammazione che si instaura quando lo stimolo flogogeno non può essere eliminato. A differenza dell’Infiammazione acuta (angioflogosi), non è un processo autolimitante orientato alla risoluzione, ma una convivenza col patogeno o l’antigene.
Quando compare
- Quando il patogeno o il corpo estraneo non possono essere eliminati.
- In presenza di un Deficit della Fagocitosi.
- Nelle malattie autoimmuni o autoinfiammatorie.
- Per danno tissutale persistente e sterile, cioè senza patogeno né antigene (vedi sotto).
Caratteristiche
- Non prevale il fenomeno vascolare: manca la forte vasodilatazione e l’edema tipici dell’acuto.
- Predomina l’infiltrazione e proliferazione di cellule immunitarie (monociti, linfociti, macrofagi).
- I macrofagi proliferano localmente — cosa che non avviene nell’infiammazione acuta — e possono differenziarsi in vari tipi cellulari. Perché? Nel cronico non arrivano solo nuovi monociti dal sangue: i macrofagi già presenti proliferano in situ, stimolati da fattori di crescita locali (M-CSF/CSF-1, GM-CSF) e, nella polarizzazione M2, dall’IL-4 prodotta dai Th2. È questa auto-rinnovazione locale, sommata al reclutamento continuo, a rendere l’infiltrato persistente.
- Si forma un vero tessuto infiammatorio organizzato, quasi un “nuovo organo linfoide”.
Conseguenze
- Danno tissutale persistente.
- Tentativi di rigenerazione e deposizione di fibrosi (vedi Riparo Tissutale).
- A lungo termine, rischio di tumore (es. mesotelioma, carcinoma da infiammazione cronica).

Infiammazione cronica sterile (da danno tissutale)
Non serve un patogeno o un antigene: anche un danno tissutale persistente può alimentare una flogosi cronica. Le cellule danneggiate o necrotiche liberano DAMPs (pattern molecolari del danno) che attivano gli stessi recettori dei PAMPs e riaccendono continuamente il ciclo infiammatorio → si parla di infiammazione sterile. È il meccanismo alla base, per esempio, di:
- usura cartilaginea (osteoartrosi): frammenti di matrice e DAMPs mantengono una flogosi cronica di basso grado — che però non è granulomatosa (vedi nota su Granuloma da Corpo Estraneo);
- danno muscolare ripetuto e necrosi ricorrente;
- accumulo di cristalli o materiale endogeno (vedi Gotta).
Lo stimolo qui è il danno stesso (vedi Danno Cellulare): finché persiste, l’infiltrato mononucleato non si spegne.
Infiammazione cronica interstiziale
Infiltrato diffuso, senza organizzazione in noduli. È tipica del fegato (es. epatiti virali), che ha buona capacità rigenerativa: si ha infiltrato interstiziale, necrosi degli epatociti e tentativi di rigenerazione.
Il riparo è però incompleto: si deposita fibrosi con perdita di funzionalità (es. cirrosi — vedi Fibrosi Epatica). Il tessuto può andare incontro a metaplasia (cambiamento del tipo cellulare, processo reversibile); se lo stimolo persiste si arriva alla displasia (cellule mutate e disorganizzate, precancerose). L’infiammazione cronica è quindi un terreno per lo sviluppo di tumori.
Infiammazione cronica granulomatosa
Forma in cui il sistema immunitario cerca di isolare il patogeno o il corpo estraneo formando granulomi.
(Integrazione da: sbobina 240-244)
🔬 Reperto istologico (cellule dell’infiltrato cronico)
Le cellule che caratterizzano l’infiltrato dell’infiammazione cronica:
- Macrofagi → cellule centrali del processo cronico.
- Linfociti → piccole cellule “tutto-nucleo”.
- Plasmacellule → producono anticorpi.
- Eosinofili → citoplasma fortemente colorato (presenti in alcune forme).
- Neutrofili → ancora presenti, ma in minor numero rispetto all’acuto.
- Fibroblasti → responsabili della produzione di collagene e della fibrosi.

I due grandi tipi morfologici di infiammazione cronica:
- Diffuse (interstiziali): non formano strutture specifiche; la matrice extracellulare si deposita negli interstizi comprimendo le strutture epiteliali → danno e alterato nutrimento del tessuto (es. Fibrosi Polmonare, Pielonefrite Cronica, Glomerulonefrite Cronica).
- Granulomatose: caratterizzate dalla formazione di granulomi.
Principi di terapia
Poiché il motore è la persistenza dello stimolo, la logica terapeutica è a più livelli:
- Rimuovere/trattare la causa — eliminare l’agente quando possibile (antibiotici/antitubercolari, allontanamento dall’esposizione, asportazione del corpo estraneo).
- Smorzare l’infiammazione — corticosteroidi e FANS.
- DMARDs (es. metotressato) nelle forme immuno-mediate croniche.
- Biologici anti-citochina, che colpiscono i mediatori-chiave del cronico: anti-TNF, anti-IL-6, anti-IL-1.
- Antifibrotici (pirfenidone, nintedanib) quando prevale ormai la fibrosi e non più la flogosi attiva (vedi Riparo Tissutale).
🔗 Collegamenti
- Infiammazione — 🔄 forma acuta (angioflogosi) contrapposta
- Fibrosi Polmonare — ⬇️ forma cronica diffusa polmonare
- Pielonefrite Cronica — ⬇️ forma cronica diffusa renale
- Glomerulonefrite Cronica — ⬇️ forma cronica diffusa glomerulare
- Granuloma — 📋 variante granulomatosa
- Deficit della Fagocitosi — ⬆️ causa
- Fibrosi Epatica — ⬇️ conseguenza (forma interstiziale)
- Polarizzazione dei Macrofagi (M1-M2) — 🔗 proliferazione e differenziazione macrofagica
- DAMPs e Allarmine — ⬆️ stimolo della flogosi sterile (danno senza patogeno)
- Danno Cellulare — ⬆️ il danno persistente come innesco
- Riparo Tissutale — ➡️ esito riparativo