Steatoepatite

Evoluzione infiammatoria della Steatosi Epatica. È una patologia reversibile: interrompendo il consumo di etanolo si può avere una reversione.

Quadro istologico

  1. Epatociti rigonfi (ballooning): gonfi di acqua, lipidi e proteine. Si osserva il collasso delle citocheratine 8 e 18 — i filamenti intermedi del citoscheletro (non “citochine”: sono proteine strutturali) — che si addensano lasciando aree citoplasmatiche otticamente vuote.
    • Come si evidenziano (immunoistochimica): un anticorpo primario riconosce le citocheratine 8/18; un anticorpo secondario coniugato alla perossidasi si lega al primario. La perossidasi è un enzima che converte un substrato (DAB) in un precipitato bruno insolubile proprio dove sta l’antigene: serve quindi sia a rendere visibile il legame (di per sé incolore) sia ad amplificare il segnale (un enzima genera molte molecole di colorante). Il marrone marca così le citocheratine.
  2. Corpi di Mallory (Mallory–Denk bodies): aggregati eosinofili (rosa intenso) di proteine del citoscheletro precipitate → tipici della steatoepatite alcolica.
    • Perché le proteine precipitano: le citocheratine 8/18 danneggiate (dallo stress ossidativo dell’etanolo) misfoldano, vengono ubiquitinate ma non degradate efficacemente, e si aggregano in inclusioni insolubili. Sono proteine denaturate che escono di soluzione — da cui l’aspetto compatto ed eosinofilo.

  1. Fibrosi iniziale: attivazione delle cellule di Ito (Cellule Stellate Epatiche), che depositano collagene → tessuto fibroso tra gli epatociti. Colorazione del collagene: blu (tricromica di Masson) o rosa (ematossilina-eosina).
  2. Infiammazione focale: infiltrato di neutrofili intorno agli epatociti danneggiati (satellitosi neutrofila). Perché neutrofili: gli epatociti in ballooning e i corpi di Mallory rilasciano DAMP (segnali di danno) e citochine chemiotattiche (es. IL-8) che richiamano i neutrofili dal sangue — è una risposta infiammatoria acuta innescata dal danno cellulare, non da un patogeno.

Evoluzione

Steatosi → Steatoepatite → Fibrosi → Cirrosi.

Fegato “a noce moscata”

Aspetto macroscopico screziato (zone scure congeste alternate a zone chiare) che ricorda la sezione di una noce moscata.

Non è causato dalla steatoepatite, ma dalla stasi venosa cronica — tipicamente da insufficienza cardiaca destra: il sangue refluo ristagna nelle vene centrolobulari. Le zone centrolobulari (zona 3), più lontane dall’apporto arterioso, diventano congeste, ipossiche e necrotiche (scure); le zone periportali (zona 1) restano relativamente sane, e possono andare incontro a steatosi (chiare). Da qui il contrasto a “noce moscata”.

Perché è citato qui: è un nodo di diagnosi differenziale macroscopica. Anche la steatoepatite dà un fegato ingrandito e di aspetto alterato, ma per un meccanismo opposto — accumulo di grasso + infiammazione da danno tossico/metabolico nella steatoepatite, congestione da scarico venoso ostacolato nel fegato a noce moscata. Riconoscerli serve a non confondere un problema epatico primitivo con uno secondario a una cardiopatia.

Fegato a noce moscata. A) aspetto macroscopico screziato (aree congeste scure alternate a parenchima chiaro); B–C) istologia (E-E) con congestione e necrosi centrolobulare. Fonte: Fortea et al., “Cardiac Hepatopathy”, IntechOpen 2019 (DOI 10.5772/intechopen.89177) — via Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0.

🔗 Collegamenti