Strategie di Evasione Immunitaria

C’è una vera gara evolutiva tra patogeni e sistema immunitario: siamo sopravvissuti perché il sistema immunitario funziona, ma i patogeni capaci di infettarci cronicamente hanno sviluppato strategie raffinate per eluderlo. Si distinguono tre meccanismi principali.

1. Immune escape — mutare più in fretta della risposta

La risposta adattativa è potente ma lenta: per avere IgG specifiche servono ~7 giorni. Alcuni patogeni sfruttano questa finestra cambiando i propri antigeni più velocemente di quanto il sistema immunitario riesca a inseguirli. Due varianti del meccanismo:

  • Ipermutazione → polimerasi virali prive di proofreading (trascrittasi inversa dell’HIV, RNA-polimerasi di HCV, influenza) introducono errori a ogni ciclo: quando arrivano gli anticorpi contro una variante, il virus dominante è già un’altra.
  • Variazione antigenica programmata → il patogeno possiede un ampio repertorio di geni per la stessa proteina di superficie e li accende uno alla volta.

Esempio con meccanismo — Tripanosoma: il protozoo ha centinaia di geni per la glicoproteina variabile di superficie (VSG), ma ne esprime uno solo per volta. L’organismo monta anticorpi contro la VSG corrente e ne abbatte la popolazione; ma alcuni parassiti hanno intanto commutato su una VSG diversa (switch genico), invisibile a quegli anticorpi, e ripartono. Ne risulta l’andamento ondulante della parassitemia: ogni ondata è una nuova variante che sfugge alla precedente risposta.

2. Latenza — spegnersi e diventare invisibili

Il patogeno non viene eliminato ma si nasconde: interrompe la replicazione e silenzia la propria espressione genica, così non produce (quasi) proteine virali. Senza peptidi virali da caricare su MHC-I, la cellula infetta non presenta nulla ai linfociti T citotossici → il virus è invisibile finché non si riattiva (stress, immunodepressione). È la strategia dei virus erpetici, che spesso scelgono nicchie immuno-privilegiate (neuroni).

Esempio con meccanismo — Herpes simplex virus (HSV): dopo l’infezione attiva (pustole labiali), risale gli assoni fino al ganglio trigeminale e vi resta come episoma nei neuroni, esprimendo solo trascritti non codificanti (LAT) e nessuna proteina litica → nessun antigene su MHC-I → i CTL non lo vedono; i neuroni per giunta esprimono poco MHC-I. Alla riattivazione ridiscende l’assone e ricompare la lesione. Associato anche al morbo di Alzheimer.

Altri esempi di latenza:

  • Epstein-Barr virus (EBV) → infetta i linfociti B e le cellule epiteliali con livelli di latenza a espressione genica crescente, associati a tumori diversi: latenza 0 (B memory, virus “invisibile”), I (poche proteine, rischio sclerosi multipla), II e III (più proteine, linfomi).
  • Varicella-zoster (VZV, fuoco di Sant’Antonio) → latenza nei neuroni sensitivi, riattivazione con età/immunodepressione. Esiste un vaccino che protegge e abbassa anche il rischio di Alzheimer.

3. Manipolazione — sabotare direttamente l’immunità

Il patogeno non si limita a nascondersi: interferisce attivamente con i meccanismi immunitari, producendo molecole che imitano o bloccano le nostre. Bersagli tipici: citochine, presentazione antigenica (immunoevasine che degradano/bloccano MHC-I), complemento, anticorpi.

Esempio con meccanismo — mimetismo delle citochine (EBV e Citomegalovirus): questi virus codificano una vIL-10, proteina virale strutturalmente simile all’IL-10 umana (citochina anti-infiammatoria). La vIL-10 lega il recettore dell’IL-10 sulle cellule immunitarie e ne riproduce il segnale immunosoppressore: spegne la produzione di IL-12 e IFN-γ, deprime la risposta Th1 e la presentazione antigenica → il virus disattiva dall’interno la risposta antivirale che dovrebbe eliminarlo.

Altri esempi di manipolazione:

  • Superantigeni (alcuni batteri, es. S. aureus, S. pyogenes) → normalmente il TcR riconosce solo pochi peptidi specifici su MHC-II. I superantigeni “incollano” TcR e MHC-II fuori dalla tasca peptidica, attivando in modo non selettivo il 5–10% dei linfociti Ttempesta citochinica e “confusione immunitaria” che copre la presenza del batterio (meccanismo dello shock tossico).
  • Staphylococcus aureus (blocco degli anticorpi) → la proteina A lega le IgG dalla parte sbagliata (regione Fc invece che il bersaglio): l’anticorpo resta orientato male, non ingaggia correttamente Recettori Fc e complemento → niente opsonizzazione né fagocitosi efficace.

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