Vaccino anti-Epatite A

Immunizzazione passiva: perché non si usa più

In passato l’immunizzazione passiva con immunoglobuline è stata una buona misura di profilassi, sia pre- sia post-esposizione. Oggi non viene più utilizzata perché:

  • induce una protezione di breve durata;
  • ha costi notevoli;
  • è difficile reperire il sangue da cui ottenere le immunoglobuline iper-immuni;
  • la profilassi attiva la sostituisce in modo ottimale, inducendo una risposta di durata maggiore.

Tipi di vaccino

A livello internazionale esistono due tipologie (Tipi di Vaccino):

  • vaccino a virus inattivato;
  • vaccino a virus vivo attenuato, usato solo in pochi paesi, tra cui la Cina.

Esistono diversi preparati vaccinali, con indicazioni per fascia d’età e diversa concentrazione della dose in Unità; tutti si indirizzano a popolazioni giovani e giovani-adulte.

Schedula

Prevede due dosi:

  • prima dose al tempo zero;
  • seconda dose a distanza modulabile molto ampiamente, tra 6 e 18 mesi dopo la prima; sono descritte seconde dosi somministrate anche a 3 anni con risultato comunque efficiente.

Dopo 14 giorni dalla prima dose il 100% dei vaccinati risulta protetto, e il titolo anticorpale rimane alto (mentre di solito, dopo la prima dose di un ciclo primario, gli anticorpi calano). Chi deve affrontare un viaggio internazionale può quindi partire protetto vaccinandosi due settimane prima della partenza (Vaccinazioni del Viaggiatore Internazionale).

Per queste caratteristiche la seconda dose non è considerata una vera seconda dose del ciclo primario, ma una dose di richiamo, utile a mantenere alta la protezione nel tempo ma non necessaria per la risposta primaria, che si ottiene con una sola dose. Su questa base alcuni paesi hanno introdotto, per le vaccinazioni di massa, la dose singola, riducendo notevolmente i costi.

Profilo

  • Immunogenicità e sicurezza eccellenti.
  • Persistenza dell’immunità molto buona: la protezione dura decenni.
  • Può essere co-somministrato con immunoglobuline e con altri vaccini.
  • Esiste un vaccino combinato epatite A + epatite B (Schedule Vaccinali e Vaccini Combinati).

Strategie di utilizzo

Si scelgono in base alle esigenze e alla valutazione del rischio di diffusione dell’epatite A nel paese (Strategie Vaccinali):

  1. Pre-esposizione: vaccinazione mirata alle persone a rischio oppure, in situazioni ad alta endemia, vaccinazione di massa di tutta la popolazione; si può scegliere tra una e due dosi.
  2. Post-esposizione: in presenza di un caso di epatite A in ambito comunitario o familiare, tutti i contatti vanno vaccinati subito, purché non siano trascorsi più di 14 giorni dal potenziale contagio. Oltre, il vaccino (che richiede circa due settimane per indurre protezione) arriverebbe quando il virus si è già replicato e l’infezione è in corso.

Anche in post-esposizione non si usano più le immunoglobuline: si procede con il vaccino.

Vaccino a una dose vs a due dosi

  • L’efficacia della singola dose, intesa come riduzione dell’incidenza, è ben documentata in letteratura.
  • Brasile 2014: vaccinazione di massa nei bambini (principale sorgente di infezione); uno studio del 2021 ha documentato una riduzione del 68% dell’infezione.
  • Revisioni sistematiche: la riduzione d’incidenza è uguale con una o due dosi; cambia la protezione a lungo termine, più incerta con la dose singola. Per la protezione a lungo termine è quindi consigliata la schedula a due dosi (Efficacia dei Vaccini).

Indicazioni in Italia (PNPV)

Nel Piano Nazionale della Prevenzione Vaccinale (PNPV) la vaccinazione anti-epatite A è indicata per i soggetti a rischio aumentato, clinico o per esposizione (Vaccinazioni per Categorie a Rischio).

Soggetti ad alto rischio clinico:

  • affetti da patologie croniche (es. epatopatie croniche, coagulopatie); si vaccinano anche i loro conviventi, per proteggere il soggetto più a rischio.

Soggetti a rischio per esposizione professionale (non tutti gli operatori sanitari, ma solo casi specifici — Vaccinazioni degli Operatori Sanitari):

  • chi lavora con HAV in laboratorio o nella ricerca;
  • gli addetti allo smaltimento dei rifiuti, liquidi e solidi (esposti a materiale fecale).

Soggetti a rischio per comportamenti o condizioni:

  • viaggiatori, in particolare bambini 0–14 anni diretti in paesi o aree ad elevata endemia. Non hanno immunità naturale (vivono in aree con ottime condizioni igienico-sanitarie) e contraggono l’infezione in modo asintomatico, diventando una sorgente di infezione non evidente.

    Si sono registrate spesso epidemie negli asili: un bambino figlio di immigrati si reca in un paese ad elevata endemia, al ritorno riprende la vita sociale all’asilo e sviluppa l’infezione senza sintomi, trasmettendola agli altri bambini. Poiché i bambini non si ammalano, l’epidemia si scopre quando si ammalano le maestre, prive di immunità naturale e quindi sintomatiche. Dal caso sintomatico si ricostruisce la catena fino ai bambini infetti all’inizio.

  • residenti in aree geografiche ad elevata endemia;
  • tossicodipendenti;
  • MSM;
  • soggetti a rischio per soggiorni in aree particolarmente endemiche, in base al rischio di contrarre l’infezione durante il viaggio.

Piani regionali: la Puglia

Oltre al piano nazionale esistono piani regionali. In Puglia dal 1999 la vaccinazione anti-epatite A è stata introdotta per tutta la popolazione pediatrica, a seguito della grande epidemia da HAV (Epatite A in Italia) e per arrestarla. Essendo un’area particolarmente a rischio per le modalità di consumo di determinati alimenti, si è partiti dalle coorti su larga scala e poi dai nuovi nati.

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