Riconversione degli Ospedali in Ospedali di Comunità

Gli ostacoli non sono i soldi

Progetti e fondi del PNRR esistono: i veri ostacoli alla realizzazione della rete territoriale sono la carenza di medici, la mancanza di collaborazione e la capacità del sistema di riorientarsi (vedi Attuazione del DM 77 e Fondi PNRR).

Il nodo delle grandi città

Nell’area metropolitana di Milano la densità di ospedali pubblici e case di cura private è elevatissima. Milano ha un reale bisogno di ospedali di comunità, ma per aprirli bisognerebbe contestualmente chiudere o riconvertire alcune strutture per acuti. La domanda diventa quindi: chi chiude?

Il caso della ASST Santi Paolo e Carlo

Ipotizzando di mantenere il San Paolo come ospedale per acuti e di riconvertire il San Carlo in ospedale di comunità, oltre al malcontento degli operatori si creerebbe un enorme problema di gestione dell’emergenza: il Pronto Soccorso del San Carlo drena un bacino d’utenza vastissimo che non ha altri pronto soccorso vicini (vedi Ruolo e Criticità del Pronto Soccorso).

L’ipotesi di compromesso emersa: mantenere il Pronto Soccorso e i primi quattro piani per acuti, riconvertendo i piani superiori (l’edificio ha 8-9 piani) in ospedale di comunità.

Il rischio bed blockers

Una soluzione del genere rischia però di fallire in poche settimane: i letti del reparto di comunità verrebbero immediatamente occupati dai bed blockers provenienti dal Pronto Soccorso — pazienti anziani o fragili che non si riesce a dimettere a domicilio — snaturando la funzione del progetto territoriale in meno di sei mesi.

Dove funziona: le province

La sperimentazione è effettivamente partita dalle province: nelle zone di Mantova e Cremona alcuni piccoli ospedali locali — strutture minori che spesso avevano solo reparti di medicina generale — sono stati riconvertiti in ospedali di comunità con buoni risultati territoriali.

Il vincolo da salvaguardare

Il principio cardine resta la prossimità: non si può trasferire un anziano che abita in centro a Milano in una struttura remota. La gestione della prossimità nelle grandi aree metropolitane è una sfida che tutte le grandi città stanno affrontando e per il contesto milanese non è ancora stata trovata una soluzione ottimale.

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